No no preferisco stare a casa a cucire i burka.
O pensare che gli altri siano "veri maschilisti" come fai te che nel 2020 dici "meglio che le donne stiano a casa, per non creare polemiche eh".
Se usi il virgolettato mi devi citare alla lettera perchè così hai completamente distorto quello che ho detto. E' una semplice regola di onestà intellettuale in ambito dialettico.
Piuttosto perchè non dici la tua opinione su questo episodio? Secondo te il gesto di Aguero è un gesto vergognosamente discriminatorio e sessista? Hai provato indignazione vedendolo?
Danimarca, si dimette il sindaco di Copenaghen accusato di molestie sessuali
Frank Jensen lascia la guida della capitale danese dopo 11 anni. "Chiedo scusa alle donne che ho offeso"
BERLINO - Uno scandalo di ripetute molestie sessuali fa tremare l'establishment politico danese, causa un terremoto nella socialdemocrazia - il partito di governo della giovane premier Mette Frederiksen - e riaccende il movimento #metoo con tutta la sua energia. Uno degli esponenti politici più influenti e popolari del Paese, il 59enne sindaco di Copenaghen Frank Jensen, si è dimesso oggi perché accusato di molestie sessuali e palpeggiamenti impropri ai danni di almeno nove sue giovani collaboratrici. Le accuse e le denunce contro Jensen, finora popolarissimo perché ha guidato i grandi passi avanti di Copenaghen come capitale e metropoli più verde e sostenibile d'Europa, sono state rilanciate dal quotidiano Jyllands-Posten, segnando la fine della carriera di Jensen. "Mi hanno chiesto di restare, ma ci ho dormito sopra e alla fine a mente fredda ho deciso di gettare la spugna", ha detto Jensen. "Una scelta di ignorare le accuse e restare in carica avrebbe inficiato il mio lavoro e sarebbe pesata come un'ombra su tutti i grandi progetti di cui la nostra capitale ha bisogno e continua a realizzare. Mi dimetto, e chiedo scusa alle donne che ho offeso". Ha così lasciato dopo 11 anni di successi e buon governo l'incarico di primo cittadino, e anche quello di numero due del partito socialdemocratico, che ricopriva dal 2015. La giovane prima ministra socialdemocratica Mette Frederiksen ha reagito prontamente su Twitter, dichiarando che "ogni episodio del genere è intollerabile e tutti noi della classe politica dobbiamo fare di tutto per la chiarezza, il rispetto delle donne, la verità. Dobbiamo rimettere in ordine la situazione e creare una nuova cultura nelle parole e nei fatti. E' ovvio che ci sia qualcosa che non va sul tema nel mio partito, e ciò è inaccettabile, tra noi socialdemocratici come ovunque". Desta sorpresa che la battaglia di #metoo si riaccenda proprio in Danimarca, uno dei Paesi più avanzati al mondo anche in tema di gender equality. Mette Frederiksen ha subito messo le mani avanti, secondo i media piú critici, anche perché è incalzata sul tema da una crescente mobilitazione dei movimenti femminili, e affronta scandali su ogni fronte. La prima scintilla era venuta quando Sofie Linde, una delle principali e più amata conduttrici televisive danesi, aveva rivelato in diretta che, dodici anni prima, da debuttante, aveva ricevuto promesse di veloce carriera in cambio di prestazioni sessuali da un alto dirigente della radiotelevisione pubblica, di cui non ha voluto fare il nome. Poi si è venuto a sapere che nel mondo dei media oltre il 20 per cento delle donne sono vittime di avances, promesse in cambio di piacere, palpeggiamenti. Il leader del partito social-liberale Morten Ostergaard, da anni paladino dei diritti, si è dovuto dimettere quando si è scoperto che dieci anni fa aveva palpeggiato le cosce di una collega.
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
No no preferisco stare a casa a cucire i burka.
O pensare che gli altri siano "veri maschilisti" come fai te che nel 2020 dici "meglio che le donne stiano a casa, per non creare polemiche eh".
Se usi il virgolettato mi devi citare alla lettera perchè così hai completamente distorto quello che ho detto. E' una semplice regola di onestà intellettuale in ambito dialettico.
Piuttosto perchè non dici la tua opinione su questo episodio? Secondo te il gesto di Aguero è un gesto vergognosamente discriminatorio e sessista? Hai provato indignazione vedendolo?
Niente? Non hai proprio niente da dire?
Mi sa che caghi il cazzo a prescindere ma poi, sotto sotto, sei pure d'accordo.
Il politically correct non sembra avere preso il sopravvento sul buonsenso soltanto in Italia, bensì in tutto l' opulento mondo occidentale, afflitto da un ottuso senso di colpa nonché dalla smania di apparire (più che essere) perbene, adeguandosi ad un conformismo ideologico che non lascia scampo: o sei dentro o sei tagliato fuori. Irrimediabilmente. Accade pure in quella Germania, ossessionata dal suo ingombrante passato, dove - come ci ha raccontato il corrispondente da Berlino del quotidiano Italia Oggi, Roberto Giardina - bizzarri quesiti talvolta vengono posti ad un giornale di Monaco da parte di lettori confusi sulla condotta più opportuna da adottare in diverse circostanze. Una madre, ad esempio, si è rivolta a Johanna Adorjan, che cura la rubrica "Una buona domanda", al fine di conoscere quale sia la bambola più idonea da regalare alla sua bambina allo scopo di scongiurare il pericolo che la piccola diventi razzista.
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
“SONO STUFO DI FINGERE DI ESSERE FROCIO”
– IL PARADOSSO DELL’ATTORE WILLIE GARSON, STAR DI “SEX AND THE CITY”, CHE PER ANNI NON HA DICHIARATO I SUOI GUSTI PER PAURA DI OFFENDERE GLI OMOSESSUALI: “IL MIO LAVORO È INTERPRETARE PERSONE. QUANDO SONO APPARSO IN 'NYPD BLUE' NESSUNO MI HA DOMANDATO SE FOSSI UN ASSASSINO”
– UNA SCELTA CHE GLI HA ROVINATO IL RAPPORTO CON LE DONNE: “All' inizio quando approcciavo le donne al bar mi rendevo conto che volevano diventare le migliori amiche di Stanford, non necessariamente venire a letto con me." https://www.dagospia.com/rubrica-29/cro ... 251124.htm
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
Dòni, sa tirìa e cul indrìa, la capela la'n va avantei / Donne, se tirate il culo indietro, la cappella non va avanti. BITLIS
Quando la fatica supera il gusto e ora di lasciar perdere la Patacca e attaccarsi al lambrusco. Giacobazzi
anche a me è sfuggito il nesso di questa polemica.
Non mi sembrano idee nè esteticamente nè concettualmente eccezionali, nè carne nè pesce, ma muore lì, dove sta la polemica?
Questa invece (per quanto insegni per l'ennesima volta la lezione OVVIA di essere prudenti sui social), è un segno che trovo inquietante, dà adito a ritorsioni contro le opinioni e gli sfoghi (anche quando non bullizzanti dei singoli, sarebbe un altro caso), ma teoricamente anche all'ironia decontestualizzata, non mi piace affatto come china.