[O.T.] ISLAM

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Drogato_ di_porno
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Re: [O.T.] ISLAM

#6706 Messaggio da Drogato_ di_porno »

papero è inutile che ti lamenti, sai benissimo che questa storia è già scritta. L'Occidente, ovvero la razza bianca cristiana, è finito, in attesa del funerale. Resistono ancora un po' gli americani ma anche il colpo di coda del MAGA è destinato a schiantarsi. L'Occidente ha ormai esaurito la sua spinta propulsiva che datava dall'epoca dei conquistadores, adesso le altre razze si stanno prendendo la rivincita sia sotto il profilo dello sviluppo economico (e in futuro anche militare) sia sotto il profilo demografico, e gli abbiamo insegnato tutto noi. d'altronde era stato Erdogan ad illustrare plasticamente come gli imperi si forgiano con l'utero e i testicoli:
Appello di Erdogan ai turchi in Ue: "Fate almeno 5 figli, il futuro è vostro"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan lancia un appello inquietante ai turchi che vivono nell'Ue: "Da qui faccio un appello ai miei fratelli in Europa. Vivete in quartieri migliori. Comprate le auto migliori. Vivete nelle case migliori. Non fate tre figli, ma cinque. Perché voi siete il futuro dell'Europa. Questa sarà la migliore risposta all'ingiustizia che vi è stata fatta". Ha detto il presidente tornando sullo scontro con i Paesi Ue, durante un comizio, in vista del referendum, nella città di Eskisehir, a sud di Istanbul, nell'Anatolia nord-occidentale. Le parole del leader di Ankara fanno riferimento al suo frequente appello alle famiglie turche a "fare almeno tre figli". Lui stesso ne ha quattro.
proprio un'ora fa ho visto un ragazzo immigrato accompagnato ad una bella gnokketta italiana. vengono a fare il lavoro che noi italiani non vogliamo più fare, ovvero scoparsi le nostre donne (se le nostre povere ragazze aspettano noi hikkikomori stiamo freschi): https://www.solopornoitaliani.xxx/video ... -nero.html

sono razze...ooops, intendevo dire etnie, più prolifiche, agggressive e vitali. L'Europa è già sepolta, gli USA hanno ancora un po' di vantaggio ma sono infiltrati dai mulatti e meticci ispanici, oltre che da asiatici e africani, e si calcola che fra 30 anni i wasp saranno per la prima volta in minoranza. sì hanno ancora le armi ma non sappiamo per quanto riusciranno a tenere a bada quelli che estdipendnete chiama i puzzoni (iraniani, cinesi, russi, indiani, pakistani, indonesiani ecc.), ma come dicono gli astronauti nel film il pianeta delle scimmie (quello di Tim Burton del 2001):
"We were searching for a pilot lost in an electromagnetic storm. When we got too close, our guidance systems went haywire. We haven't had any communications since we crash-landed. This planet is...uncharted and uninhabited. We're trying to make the best of it. The apes we brought along have been very helpful. They are a lot stronger...and a lot smarter than we ever imagined."

"The others have fled with the children into the mountains. The apes are out of control. One male named Semos, who I raised myself, has taken over the group. He is extremely brutal, violent and very dangerous. We have weapons, but I don't know how much longer we'll last. Maybe I saw the truth when they were young, and I wouldn't admit it! We taught them all too well. They were good students and– [sounds of very loud ape noises, followed by a scream]"
I coniugi Mark e Patricia McCloskey, che erano usciti armi in pugno pantaloni kaki e polo rosa a difendere la loro ricchezza dall'assalto delle orde nere di Black Lives Matter (finanziate da Soros e dalla sinistra immigrazionista), erano il simbolo più eclatante dell'assedio cui è sottoposta la razza bianca. Il crepuscolo è inesorabile. Per ora la pistola e il fucile hanno funzionato ma come le scimmie guidate dal maschio Semos nel "Planet of the Apes", i neri e gli ispanici sono più forti fisicamente, più dotati sessualmente (il vero fucile è nelle mutande), sanno adattarsi meglio al caldo imposto dal cambiamento climatico
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“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)

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Re: [O.T.] ISLAM

#6707 Messaggio da Paperinik »

Urge mettere in salvo dai beduini tutto il porno dal 1995 al 2005
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Re: [O.T.] ISLAM

#6708 Messaggio da Paperinik »

Perché in Italia non esiste un'intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, a differenza di quanto avviene con i valdesi, gli ebrei o i buddisti? 🇮🇹

In questo video analizziamo le ragioni profonde di questo stallo. Non si tratta solo di frammentazione interna, ma di una questione molto più radicale: l'Islam è davvero solo una religione o agisce come un'ideologia politica? Esploriamo il ruolo dei finanziamenti esteri, il problema della rappresentanza e lo scontro tra il modello occidentale (basato su libertà e diritti individuali) e la visione teocratica.

Capire perché questo accordo non è mai avvenuto — e perché secondo me non dovrebbe avvenire — è fondamentale per comprendere il futuro del nostro Occidente.

Si riassume tutto così: una teocrazia fascista non potrà mai scendere a patti con una democrazia, riconoscendo che le leggi di uno stato sono al di sopra della religione
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Re: [O.T.] ISLAM

#6709 Messaggio da Drogato_ di_porno »

ah bè se la mettiamo sul piano dei "pensatori cattolici tradizionalisti" il top è Socci :-D
Le radici dell'Occidente e le tentazioni suicide
Gli Usa hanno detto al declino. Mentre l'Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull'Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto

Il grande storico Arnold J. Toynbee ci ha insegnato che le civiltà muoiono per suicidio, non per assassinio. La lezione è stata capita bene a Washington, ma non nella Ue. Si possono fare critiche e obiezioni alla Casa Bianca su fatti specifici, ma il suo rifiuto del suicidio è netto. In Europa no. Da noi si avversa Trump rifugiandosi in una comoda demonizzazione, parlando di caos e follia. Ma il presidente Usa ha una linea chiara: nel mondo è in corso un confronto titanico in cui l’Occidente rischia di soccombere e dunque occorre reagire con determinazione. È il filo rosso che spiega tutte le sue mosse. Comprese quelle sull’Iran, dove la cronaca conferma la storia. Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare». Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza. L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi. Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana». In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata». Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”. La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro. L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio». Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici.
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)

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Re: [O.T.] ISLAM

#6710 Messaggio da Paperinik »

Mogli e buoi dei paesi tuoi (cit.)
Italiane convertite all'Islam, lo Stato non protegge le sue figlie.

Sono centomila gli italiani che si sono convertiti all'Islam negli ultimi anni. Il 55 per cento sono donne.
Cinquantamila italiane hanno abbracciato una fede che strutturalmente subordina la donna all'uomo. Che prescrive l'obbedienza al marito come dovere religioso e che non ha conosciuto alcuna riforma sulla condizione femminile dal Medioevo a oggi.

Non a Kabul. Non a Teheran. In Italia, nel paese che si commuove per Mahsa Amini e sfila per le donne afghane.

La domanda è: chi sono queste donne?
Sono donne fragili, che hanno sposato un uomo sbagliato per le ragioni sbagliate e ora sono intrappolate.
La letteratura scientifica lo conferma con una franchezza che il dibattito pubblico non si permette.

I profili delle convertite presentano tratti ricorrenti e documentati: fragilità psicologica strutturale, dovuta a figura paterna assente o priva di autorità, matrimoni precedenti falliti, assenza di occupazione lavorativa.

L'ISPI ha radiografato il fenomeno con precisione chirurgica: la maggioranza delle convertite italiane abbraccia l'Islam in seguito all'innamoramento e al matrimonio con un uomo musulmano. Non una ricerca spirituale. Una dipendenza affettiva che trova nella religione il proprio alibi.

Nessuna donna psicologicamente sana rinuncia al proprio nome, si copre dalla testa ai piedi e accetta che sia un uomo a decidere se possa uscire di casa o lavorare. Le convertite non incontrano l'Islam colto delle università del Cairo.

Incontrano l'Islam conservatore dell'immigrato di prima generazione che, lontano dalla propria terra, si aggrappa alle tradizioni più rigide come àncora identitaria. Il musulmano integrato e istruito non chiederebbe mai a una donna italiana di convertirsi.

Ma queste donne non cercano un uomo integrato: se lo volessero, ne avrebbero milioni di italiani a disposizione. Cercano esattamente l'opposto. E lo trovano.

Perché sono così? Perché dietro la conversione c'è quasi sempre la stessa storia: padri che non c'erano, madri che non proteggevano, infanzie in cui nessuno insegnava a queste bambine che valevano qualcosa.

Donne cresciute senza un pavimento sotto i piedi, che da adulte cercano qualcuno - chiunque - che le tenga in piedi. Non una scelta religiosa. Un sintomo.

Una convertita lo ha detto con un candore che vale più di cento studi: "Il Corano è come il Codice della strada. Non ci sono curve e non si può tornare indietro. Mi dice cosa devo dire, come mi devo comportare, a casa mia, coi bambini".

Non è il linguaggio di una donna che ha trovato Dio. È il linguaggio di una donna che ha trovato un padrone che la solleva dal peso insostenibile di decidere da sola.

In una società che ha demolito ogni certezza senza sostituirla con nulla, l'Islam riempie il vuoto: regole che non si discutono, un'identità che non si negozia, un posto nel mondo che qualcun altro ha già deciso per te.

Le studiose che hanno intervistato le convertite - Virginie Riva in Francia, Silvia Layla Olivetti in Italia - raccontano tutte la stessa cosa: queste donne sono state conquistate dai racconti ascoltati sullo stile assertivo dell'Islam, sulla dichiarata devozione verso la donna, sul calore della famiglia allargata musulmana.

Un miraggio. Perché queste donne non vengono da famiglie normali. Vengono da famiglie già rotte, fredde, svuotate. Il salto dal gelo affettivo in cui sono cresciute al tepore avvolgente di una festa di famiglia nordafricana le ha travolte.
Il prezzo è la conformità totale. Ma quando sei sola, la conformità sembra un abbraccio.

C'è poi un terzo profilo, il più insidioso. Viktor Frankl - una delle figure più rispettate della psichiatria del Novecento - lo chiamava “Nevrosi Noogena”.

È la nevrosi che nasce dalla mancanza di senso. In una società che ha svuotato le chiese e riempito i centri commerciali, che ha sostituito il sacro con il consumo, alcune donne sviluppano una fame di assoluto che il cattolicesimo post conciliare - ammorbidito, dialogante, aperto al dubbio - non sa più saziare.

L'Islam sì. L'Islam non dialoga: afferma. Non propone: ordina. Non ammette domande. Per chi ha il vuoto dentro, quella certezza granitica è una droga. Non cercano un marito. Cercano un Dio che dica loro chi sono.

Ma il Dio, nella maggior parte dei casi, ha un volto preciso: quello del maschio musulmano. Ed è il dato che nessuno affronta con onestà.
La studiosa Farian Sabahi lo ha documentato senza giri di parole: molte donne si convertono per attirare giovani immigrati dal Marocco o dalla Tunisia, che preferiscono spose musulmane. Spesso uomini più giovani di loro.

In una società dove il maschio occidentale è stato progressivamente decostruito e deriso, il maschio musulmano appare come l'ultimo maschio all'antica: uno che sa cosa vuole, che decide, che non chiede il permesso di esistere.
Che poi la sicurezza sia controllo e la protezione sia sottomissione, lo si scopre dopo. Spesso troppo tardi.

Come finiscono queste storie?
L'ISTAT e l'Associazione matrimonialisti italiani rispondono con un numero che dovrebbe togliere il sonno: il 70-80 per cento di questi matrimoni fallisce. Il 73 per cento si rompe entro tre anni. Per confronto, i matrimoni tra italiani si attestano al 48. Trenta punti di differenza.

Sono normalmente le donne italiane a scegliere un uomo musulmano, solitamente maghrebino, il cui livello socio-culturale è inferiore. La donna crede di scegliere alla pari. Non lo è.

La trappola si chiude in tre atti. Nel primo, la donna perde la rete familiare e amicale - che la considera una squilibrata - e si ritrova dipendente dall'unica rete rimasta, quella del marito.

Nel secondo arrivano i figli, e con i figli le questioni non negoziabili: circoncisione, educazione religiosa, ricongiungimento familiare con la parentela di lui, ruolo della donna ridotto alla dimensione domestica. Nella famiglia mista islamo-cristiana chi cede è sempre lei.

Nel terzo, quando la donna vuole uscire, scopre che la porta è chiusa dall'interno. I paesi musulmani non hanno ratificato la Convenzione dell'Aja del 1980. I figli sottratti dal padre e portati in Nord Africa o in Medio Oriente, dove vige la patria potestà esclusiva, non torneranno.

La madre italiana si ritrova sola, senza figli, senza alcuno strumento giuridico per recuperarli. L'Associazione matrimonialisti italiani la definisce la ferita più grave di queste separazioni. Un eufemismo per descrivere una mutilazione.

Per aprire un conto corrente in Italia servono un documento d'identità, il codice fiscale, la prova di residenza e la firma su ventiquattro pagine di informativa sui rischi. Lo Stato ha normato con puntigliosità.

Invece per un matrimonio con un musulmano - per il quale le statistiche indicano una percentuale di fallimenti disastrosi, che oscilla tra il 70 e l’80% - non esiste neanche un foglietto illustrativo.

Non un corso prematrimoniale obbligatorio per coppie miste interreligiose. Non un'informativa sui rischi della sottrazione dei minori. Non un protocollo di screening per intercettare le vulnerabilità patologiche che precedono la conversione.
La Chiesa si affida allo "sguardo benevolo" dell'Amoris Laetitia. Lo Stato non fa neppure quello.

Queste donne camminano sottomesse per le strade italiane. A Centocelle, a Cinisello Balsamo, nel centro storico di Bologna. Col velo, i figli per mano, il marito tre passi avanti. Nessuno le vede. Nessuno le conta. Nessuno chiede loro se stanno bene.

In Veneto i centri antiviolenza della Regione segnalano una quota crescente di donne compagne di uomini di cultura islamica. Ma quelle sono le donne che chiedono aiuto. Le convertite non lo chiedono, perché hanno già perso ogni rete. Sono il sommerso che nessuno quantifica perché nessuno lo cerca.

L'Italia piange le spose bambine di Kabul e sfila con le bandiere viola per le donne iraniane. Poi ignora le sue figlie di Torre del Greco, di Inzago, di Treviglio, di Torpignattara.

Quelle che un giorno si chiamavano Maria Giulia e il giorno dopo si chiamano Fatima. Con una differenza che brucia: le donne di Kabul non hanno mai avuto scelta. Queste credevano di averla. E nessuno ha avuto il coraggio di dir loro che si sbagliavano.
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"Provaci!", sussurrò il cuore.
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Re: [O.T.] ISLAM

#6711 Messaggio da El Diablo »

Rompono il cazzo sul patriarcato, poi si convertono all'islam.
Geniali.
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Re: [O.T.] ISLAM

#6712 Messaggio da Paperinik »

I nuovi democratici vogliono ramadan festa nazionale
https://www.ilgiornale.it/news/politica ... 59362.html

E' uno dei punti della strategia di graduale infiltrazione
https://www.islamicamentando.org/perche ... ano-tutti/

Esistesse uno stato serio, non avendo sottoscrittto un accordo con lo stato in base all'articolo 8, non dovrebbe esserci manco una moschea, altro che festa nazionale..hanno più di quello che dovrebbero avere
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