Menomale che il figlio si è schiantato centrava pure Kashoggi
https://www.corriere.it/esteri/26_marzo ... 1xlk.shtml
Reali ex Reali arrestati.
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Re: Reali ex Reali arrestati.
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Re: Reali ex Reali arrestati.
In questo fine settimana, mi pare sul 9, ho visto la pubblicità di un intervista (che andrà in onda) con l'ex pretendente al trono di Inghilterra, e della suoi rapporti con il "finanziere".
Re: Reali ex Reali arrestati.
26 MARZO 2026
In un nuovo sviluppo dell’inchiesta francese legata al caso Jeffrey Epstein, la banca Edmond de Rothschild è stata oggetto di una perquisizione venerdì scorso nella sede di Parigi. L’operazione rientra in un’indagine finanziaria del Parquet National Financier (PNF) che coinvolge in particolare un ex dipendente della banca, il diplomatico francese Fabrice Aidan, secondo quanto riportato dall’Afp e da Le Figaro.
La perquisizione è stata effettuata in presenza della direttrice generale della banca, Ariane de Rothschild, come confermato da fonti vicine al dossier citate dall’Afp. Le indagini, affidate all’Office central de lutte contre la corruption et les infractions financières et fiscales (OCLCIFF), riguardano reati di «corruzione passiva di agente pubblico straniero e complicità». Oltre alla sede della banca parigina, sono stati perquisiti «diversi luoghi» lo stesso giorno.
Chi è Fabrice Aidan
Fabrice Aidan, più volte citato nei documenti legati al finanziere-pedofilo americano morto in carcere nel 2019 per uno strano e dubbio suicidio, ha lavorato presso la Edmond de Rothschild dal 2014 al 2016, prima di passare al gruppo energetico Engie (da cui è stato allontanato a metà marzo). Il suo nome compare oltre 200 volte negli scambi con Epstein. I primi contatti risalgono al 2010, quando Aidan era alle Nazioni Unite e collaborava con il diplomatico norvegese Terje Rød-Larsen, a sua volta oggetto di un’inchiesta in Norvegia per «complicità di corruzione aggravata» in relazione a Epstein.
Fabrice Aidan è stato ascoltato alla fine di febbraio. Il suo avvocato ha sottolineato che un’indagine dell’Fbi su presunte consultazioni di immagini pedopornografiche non ha portato a nessuna azione penale, né in America né in Francia. La banca Edmond de Rothschild ha fatto sapere di «cooperare pienamente con la giustizia». Una fonte interna ha precisato che è stata avviata un’indagine interna fin dalla prima emersione dei sospetti sull’ex dipendente.
L’amicizia con Ariane de Rothschild
Oltre ad Aidan, nei documenti Epstein consultati dall’Afp figura anche un altro ex quadro della banca, Olivier Colom, già consigliere diplomatico del presidente Nicolas Sarkozy. Tra il 2013 e il 2018, Colom avrebbe chiesto più volte favori a Epstein e condiviso con lui messaggi dall’intimità discriminatoria, sessista e razzista. Ma non è finita qui.
Come già evidenziato da InsideOver, documenti e-mail dei file Doj (Dataset 9) mostrano che tra il 2013 e il 2019 Epstein fu consulente personale e confidente di Ariane de Rothschild, allora alla guida del gruppo Edmond de Rothschild. Epstein si presentava come rappresentante della banca svizzera.
Ariane de Rothschild lo incontrò decine di volte, soggiornò nelle sue proprietà, gli chiese consigli su faide familiari (in particolare con il cugino David de Rothschild sulla questione del marchio) e ascoltò le sue analisi geopolitiche, compreso come trarre profitto dal colpo di Stato ucraino del 2014. In cambio, il gruppo Rothschild gli versò 25 milioni di dollari in due tranche tra ottobre e novembre 2015.
Tant’è vero che il 18 dicembre 2015 – pochi giorni dopo i pagamenti a Epstein – la banca Edmond de Rothschild raggiunse un accordo di non-prosecuzione con il Dipartimento di Giustizia di Obama nell’ambito del Swiss Bank Program. Pagò 45,2 milioni di dollari di multa per aver aiutato clienti americani a nascondere circa 1,8 miliardi di dollari in conti non dichiarati, utilizzando società offshore fittizie in Liechtenstein, Panama e Isole Vergini Britanniche. Dalle e-mail emerge che fu proprio Epstein, insieme all’avvocata da lui introdotta Kathy Ruemmler (ex consigliere legale della Casa Bianca di Obama), a chiudere l’accordo per conto di Ariane de Rothschild. In un messaggio del dicembre 2015 lei gli scrisse: «45 mio [milioni]?». Epstein rispose: «Contando 10 milioni per gli avvocati e 25 per me, penso che troverai che… tutto meno di 80 è abbastanza buono».
In un nuovo sviluppo dell’inchiesta francese legata al caso Jeffrey Epstein, la banca Edmond de Rothschild è stata oggetto di una perquisizione venerdì scorso nella sede di Parigi. L’operazione rientra in un’indagine finanziaria del Parquet National Financier (PNF) che coinvolge in particolare un ex dipendente della banca, il diplomatico francese Fabrice Aidan, secondo quanto riportato dall’Afp e da Le Figaro.
La perquisizione è stata effettuata in presenza della direttrice generale della banca, Ariane de Rothschild, come confermato da fonti vicine al dossier citate dall’Afp. Le indagini, affidate all’Office central de lutte contre la corruption et les infractions financières et fiscales (OCLCIFF), riguardano reati di «corruzione passiva di agente pubblico straniero e complicità». Oltre alla sede della banca parigina, sono stati perquisiti «diversi luoghi» lo stesso giorno.
Chi è Fabrice Aidan
Fabrice Aidan, più volte citato nei documenti legati al finanziere-pedofilo americano morto in carcere nel 2019 per uno strano e dubbio suicidio, ha lavorato presso la Edmond de Rothschild dal 2014 al 2016, prima di passare al gruppo energetico Engie (da cui è stato allontanato a metà marzo). Il suo nome compare oltre 200 volte negli scambi con Epstein. I primi contatti risalgono al 2010, quando Aidan era alle Nazioni Unite e collaborava con il diplomatico norvegese Terje Rød-Larsen, a sua volta oggetto di un’inchiesta in Norvegia per «complicità di corruzione aggravata» in relazione a Epstein.
Fabrice Aidan è stato ascoltato alla fine di febbraio. Il suo avvocato ha sottolineato che un’indagine dell’Fbi su presunte consultazioni di immagini pedopornografiche non ha portato a nessuna azione penale, né in America né in Francia. La banca Edmond de Rothschild ha fatto sapere di «cooperare pienamente con la giustizia». Una fonte interna ha precisato che è stata avviata un’indagine interna fin dalla prima emersione dei sospetti sull’ex dipendente.
L’amicizia con Ariane de Rothschild
Oltre ad Aidan, nei documenti Epstein consultati dall’Afp figura anche un altro ex quadro della banca, Olivier Colom, già consigliere diplomatico del presidente Nicolas Sarkozy. Tra il 2013 e il 2018, Colom avrebbe chiesto più volte favori a Epstein e condiviso con lui messaggi dall’intimità discriminatoria, sessista e razzista. Ma non è finita qui.
Come già evidenziato da InsideOver, documenti e-mail dei file Doj (Dataset 9) mostrano che tra il 2013 e il 2019 Epstein fu consulente personale e confidente di Ariane de Rothschild, allora alla guida del gruppo Edmond de Rothschild. Epstein si presentava come rappresentante della banca svizzera.
Ariane de Rothschild lo incontrò decine di volte, soggiornò nelle sue proprietà, gli chiese consigli su faide familiari (in particolare con il cugino David de Rothschild sulla questione del marchio) e ascoltò le sue analisi geopolitiche, compreso come trarre profitto dal colpo di Stato ucraino del 2014. In cambio, il gruppo Rothschild gli versò 25 milioni di dollari in due tranche tra ottobre e novembre 2015.
Tant’è vero che il 18 dicembre 2015 – pochi giorni dopo i pagamenti a Epstein – la banca Edmond de Rothschild raggiunse un accordo di non-prosecuzione con il Dipartimento di Giustizia di Obama nell’ambito del Swiss Bank Program. Pagò 45,2 milioni di dollari di multa per aver aiutato clienti americani a nascondere circa 1,8 miliardi di dollari in conti non dichiarati, utilizzando società offshore fittizie in Liechtenstein, Panama e Isole Vergini Britanniche. Dalle e-mail emerge che fu proprio Epstein, insieme all’avvocata da lui introdotta Kathy Ruemmler (ex consigliere legale della Casa Bianca di Obama), a chiudere l’accordo per conto di Ariane de Rothschild. In un messaggio del dicembre 2015 lei gli scrisse: «45 mio [milioni]?». Epstein rispose: «Contando 10 milioni per gli avvocati e 25 per me, penso che troverai che… tutto meno di 80 è abbastanza buono».
MEGLIO LICANTROPI CHE FILANTROPI
Baalkaan hai la machina targata Sassari?
VE LA MERITATE GEGGIA
Baalkaan hai la machina targata Sassari?
VE LA MERITATE GEGGIA
Re: Reali ex Reali arrestati.
MEGLIO LICANTROPI CHE FILANTROPI
Baalkaan hai la machina targata Sassari?
VE LA MERITATE GEGGIA
Baalkaan hai la machina targata Sassari?
VE LA MERITATE GEGGIA
Re: Reali ex Reali arrestati.
Il pupazzo del cazzo
Le mani sul seno e il pupazzo che somigliava ad Andrea: cosa racconta la testimonianza riemersa negli Epstein Files
Nel 2001 Johanna Sjöberg accusò il fratello di re Carlo III di averla molestata nell’appartamento newyorkese di Jeffrey Epstein, durante una scena diventata simbolica anche nel memoir di Virginia Giuffre. Per anni Buckingham Palace ha liquidato tutto come falso
L’ultima intervista l’ha rilasciata sei mesi fa al The Catholic Heral per parlare del ruolo della fede nel suo percorso di guarigione dopo gli anni bui passati alla corte di Jeffrey Epstein. Il nome di Johanna Sjöberg appare negli Epstein Files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano lo scorso gennaio; tra gli atti del procedimento per diffamazione contro Ghislaine Maxwell intentato da Virginia Giuffre nel 2001 e pubblicati nel 2015 (il giorno prima che il corpo di Epstein fosse trovato senza vita in carcere a New York) e tra le pagine del libro Nobody’s Girl, sempre di Virginia Giuffre.
Sebbene il suo volto sembri stare molti passi indietro rispetto al clamore generato dagli altri protagonisti di questa vicenda, la testimonianza resa da colei che fu la ex assistente di Epstein ricorda (ai più smemorati) quanto la posizione di Andrea Mountbatten-Windsor fosse già piuttosto compromessa, prima dell’ultimo appello della polizia inglese che chiede a chi sa di parlare. Sull’ex principe oggi pende l’accusa (in senso largo) di abuso d’ufficio. Nel 2001, Johanna Sjöberg chiamò in causa il fratello del sovrano britannico accusandolo di aver abusato di lei, di averle “toccato il seno” mentre si trovavano su un divano con un pupazzo inquietante, a Manhattan, nell’appartamento di Epstein. Nella versione fornita all’epoca agli inquirenti e riportata dalla Bbc, la donna, oggi quarantenne, spiegava: “Ricordo solo che qualcuno propose di scattare una foto e ci disse di andare a sederci sul divano. Così Andrea e Virginia si sedettero sul divano e misero il pupazzo, sulle sue ginocchia. Poi mi sono seduta sulle ginocchia di Andrea, credo di mia spontanea volontà, e loro hanno preso le mani del pupazzo e le hanno posate sul seno di Virginia, mentre Andrew ha messo le sue sulle mie”.
Lo stesso episodio è citato anche nel libro memoir di Virginia Giuffre del 2025, ma quando venne alla luce la prima volta, dieci anni prima, Buckingham Palace si affrettò a smentire ogni accusa, affermando che “qualsiasi insinuazione di comportamenti scorretti nei confronti di minori” da parte del duca di York era “categoricamente falsa”. All’epoca questa risposta era sembrata sufficiente, ma oggi le cose sono molto cambiate e re Carlo III in febbraio ha vergato una dichiarazione di sostegno alle indagini, a carico del fratello, perchè la “giustizia deve fare il suo corso”.
L’episodio del divano, citato all’unisono dalle due vittime di Epstein, recentemente ha ripreso forza anche grazie alla pubblicazione degli Epstein Files che hanno dimostrato, con una foto, che quell’oggetto “di piacere” esisteva veramente.
Nello scatto, quel pupazzo a dimensione umana sta seduto sul divano, mentre fa involontariamente capolino dietro a Ghislaine Maxwell che è in posa. Lei sta in piedi mentre indossa una tuta verde militare e regge con la mano un cartello che “vieta il parcheggio nell’area riservata agli elicotteri” e dietro, il pupazzo che somiglia ad Andrea sta nell’ombra. L’oggetto era arrivato a New York dagli studi televisivi di ITV di Londra, là dove all’epoca veniva trasmesso il programma satirico “Spitting Image”, uno show che prendeva in giro i membri della famiglia reale e personaggi britannici di primo piano. Virginia Giuffre e Johanna Sjöberg si trovavano insieme in quella casa di Manhattan quando il famoso pupazzo di ITV ha fatto la sua apparizione diventando protagonista di una scena di abusi. Virginia ha descritto l’episodio nel libro; questo era il suo secondo incontro con l’allora principe Andrea.
“Maxwell annunciò quindi al principe di avergli comprato un regalo scherzoso, un pupazzo che gli somigliava tantissimo. Ci propose di posare per una foto con il pupazzo. Io e il principe ci siamo seduti uno accanto all’altro sul divano, e Maxwell ha messo il pupazzo sulle mie ginocchia, posizionandogli una mano su uno dei miei seni. Poi ha messo Sjoberg sulle ginocchia del principe, e lui ha messo la mano sul seno di Sjoberg. Il simbolismo era impossibile da ignorare. Io e Johanna eravamo i burattini di Maxwell ed Epstein, e loro tiravano i fili.”
Il primo episodio descritto dalla Giuffre e legato agli abusi di Andrea, detto “il mandrillo”, (Randy Andy), le fruttò 15.000 dollari ed i complimenti di Ghislaine: “Hai fatto un ottimo lavoro. Il principe si è divertito”, la terza volta fu nelle Isole Vergini americane. Virginia è morta togliendosi la vita un anno fa. Sjöberg, sulle pagine del The Catholic Heral dichiara di vivere “tranquillamente” negli Stati Uniti e che “la fede, la famiglia e le amicizie” sono quello che la ha dato forza. “Posso dire con assoluta certezza che è solo grazie alla grazia di Dio che ho trovato una strada diversa – ha aggiunto – ma la grazia permette la guarigione anche quando la giustizia sembra incompleta”. Quella stessa giustizia che, oggi, nei confronti di Andrea sembra aver preso un’altra piega.

Le mani sul seno e il pupazzo che somigliava ad Andrea: cosa racconta la testimonianza riemersa negli Epstein Files
Nel 2001 Johanna Sjöberg accusò il fratello di re Carlo III di averla molestata nell’appartamento newyorkese di Jeffrey Epstein, durante una scena diventata simbolica anche nel memoir di Virginia Giuffre. Per anni Buckingham Palace ha liquidato tutto come falso
L’ultima intervista l’ha rilasciata sei mesi fa al The Catholic Heral per parlare del ruolo della fede nel suo percorso di guarigione dopo gli anni bui passati alla corte di Jeffrey Epstein. Il nome di Johanna Sjöberg appare negli Epstein Files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano lo scorso gennaio; tra gli atti del procedimento per diffamazione contro Ghislaine Maxwell intentato da Virginia Giuffre nel 2001 e pubblicati nel 2015 (il giorno prima che il corpo di Epstein fosse trovato senza vita in carcere a New York) e tra le pagine del libro Nobody’s Girl, sempre di Virginia Giuffre.
Sebbene il suo volto sembri stare molti passi indietro rispetto al clamore generato dagli altri protagonisti di questa vicenda, la testimonianza resa da colei che fu la ex assistente di Epstein ricorda (ai più smemorati) quanto la posizione di Andrea Mountbatten-Windsor fosse già piuttosto compromessa, prima dell’ultimo appello della polizia inglese che chiede a chi sa di parlare. Sull’ex principe oggi pende l’accusa (in senso largo) di abuso d’ufficio. Nel 2001, Johanna Sjöberg chiamò in causa il fratello del sovrano britannico accusandolo di aver abusato di lei, di averle “toccato il seno” mentre si trovavano su un divano con un pupazzo inquietante, a Manhattan, nell’appartamento di Epstein. Nella versione fornita all’epoca agli inquirenti e riportata dalla Bbc, la donna, oggi quarantenne, spiegava: “Ricordo solo che qualcuno propose di scattare una foto e ci disse di andare a sederci sul divano. Così Andrea e Virginia si sedettero sul divano e misero il pupazzo, sulle sue ginocchia. Poi mi sono seduta sulle ginocchia di Andrea, credo di mia spontanea volontà, e loro hanno preso le mani del pupazzo e le hanno posate sul seno di Virginia, mentre Andrew ha messo le sue sulle mie”.
Lo stesso episodio è citato anche nel libro memoir di Virginia Giuffre del 2025, ma quando venne alla luce la prima volta, dieci anni prima, Buckingham Palace si affrettò a smentire ogni accusa, affermando che “qualsiasi insinuazione di comportamenti scorretti nei confronti di minori” da parte del duca di York era “categoricamente falsa”. All’epoca questa risposta era sembrata sufficiente, ma oggi le cose sono molto cambiate e re Carlo III in febbraio ha vergato una dichiarazione di sostegno alle indagini, a carico del fratello, perchè la “giustizia deve fare il suo corso”.
L’episodio del divano, citato all’unisono dalle due vittime di Epstein, recentemente ha ripreso forza anche grazie alla pubblicazione degli Epstein Files che hanno dimostrato, con una foto, che quell’oggetto “di piacere” esisteva veramente.
Nello scatto, quel pupazzo a dimensione umana sta seduto sul divano, mentre fa involontariamente capolino dietro a Ghislaine Maxwell che è in posa. Lei sta in piedi mentre indossa una tuta verde militare e regge con la mano un cartello che “vieta il parcheggio nell’area riservata agli elicotteri” e dietro, il pupazzo che somiglia ad Andrea sta nell’ombra. L’oggetto era arrivato a New York dagli studi televisivi di ITV di Londra, là dove all’epoca veniva trasmesso il programma satirico “Spitting Image”, uno show che prendeva in giro i membri della famiglia reale e personaggi britannici di primo piano. Virginia Giuffre e Johanna Sjöberg si trovavano insieme in quella casa di Manhattan quando il famoso pupazzo di ITV ha fatto la sua apparizione diventando protagonista di una scena di abusi. Virginia ha descritto l’episodio nel libro; questo era il suo secondo incontro con l’allora principe Andrea.
“Maxwell annunciò quindi al principe di avergli comprato un regalo scherzoso, un pupazzo che gli somigliava tantissimo. Ci propose di posare per una foto con il pupazzo. Io e il principe ci siamo seduti uno accanto all’altro sul divano, e Maxwell ha messo il pupazzo sulle mie ginocchia, posizionandogli una mano su uno dei miei seni. Poi ha messo Sjoberg sulle ginocchia del principe, e lui ha messo la mano sul seno di Sjoberg. Il simbolismo era impossibile da ignorare. Io e Johanna eravamo i burattini di Maxwell ed Epstein, e loro tiravano i fili.”
Il primo episodio descritto dalla Giuffre e legato agli abusi di Andrea, detto “il mandrillo”, (Randy Andy), le fruttò 15.000 dollari ed i complimenti di Ghislaine: “Hai fatto un ottimo lavoro. Il principe si è divertito”, la terza volta fu nelle Isole Vergini americane. Virginia è morta togliendosi la vita un anno fa. Sjöberg, sulle pagine del The Catholic Heral dichiara di vivere “tranquillamente” negli Stati Uniti e che “la fede, la famiglia e le amicizie” sono quello che la ha dato forza. “Posso dire con assoluta certezza che è solo grazie alla grazia di Dio che ho trovato una strada diversa – ha aggiunto – ma la grazia permette la guarigione anche quando la giustizia sembra incompleta”. Quella stessa giustizia che, oggi, nei confronti di Andrea sembra aver preso un’altra piega.

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