Si gli ukraini dovrebbero festeggiare il 28/10 il loro liberatoreGeishaBalls ha scritto: ↑26/04/2026, 15:07La tocca piano e la tocca per i soliti citrulli a cui basta spostare il discorso per farli abboccare. QUALCUNO ha contestato chi era con la bandiera Ucraina quindi TUTTI quelli che festeggiano IL 25 aprile… eccetera. Bisogna essere coglioni a continuare a cascare in questa retorica ma fa bene lei, scommettere sulla infinita riserva di coglionagginePaperinik ha scritto: ↑25/04/2026, 22:11Geggia la tocca piano
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IL VIAGGIO DEI LIBERATORI ADOLFO E BENITO IN UCRAINA
Il 27 agosto vennero portati al campo di aviazione di Krosno, alle 5 del mattino. Messe e gli altri generali erano stanchi ma non poterono tirarsi indietro e partirono su un Kondor della Luftwaffe. Dollmann scrisse che Mussolini era contrariato per le continue vittorie tedesche e cominciò a parlare delle conquiste dell’imperatore Traiano, perché da quelle parti avevano combattuto le sue legioni, Hitler fu costretto a stare zitto e lasciarlo parlare, mentre gli spiegava come costruire ponti sul Danubio e la terra bruciata che fecero i selvaggi germanici che abitavano quelle lande sperdute.
Mussolini pareva compiaciuto di averlo zittito, ma Hitler cominciò a parlargli della aviazione germanica e di alta strategia. Mussolini, annoiato, si alzò dal suo posto dentro all’aereo e dichiarò di volersi mettere ai comandi. Hitler e i suoi generali cercarono di scoraggiarlo, ma non ci fu verso. Il pilota di Hitler si fece da parte, sudando freddo e mormorò: “Pazzi italiani, fallo precipitare tu se vuoi”.
Erano tutti terrorizzati ma furono costretti a stare zitti, mentre Hitler digrignava i denti. Dollmann notò che in quel momento Mussolini avrebbe potuto cambiare il corso della storia fracassandosi con quell’’aereo ma, assecondato dal pilota, il duce riuscì ad atterrare. Subito si formò un convoglio di auto che si diressero verso il confine dove ancora si combatteva. Erano circondati da bersaglieri italiani che gridavano “Viva il Duce!”. Mussolini prese a parlare con ammirazione dei romanzieri russi, che conosceva bene. Ma Hitler non era d’accordo e si lanciò in una violenta tirata contro Tolstoj e il suo Guerra e Pace che definì un testo disfattista e di propaganda comunista.
Giunti a uno spiazzo rialzato scesero e vennero disposte delle mappe di fronte ai due uomini, e Hitler cominciò a spiegare come avrebbero distrutto la Russia e quali divisioni corazzate avrebbero impiegato per completare l’opera tuttora in corso.
A un certo punto Mussolini esclamò, in italiano: “E allora? Piangeremo come Alessandro Magno per la luna?”. Dollmann lo tradusse in tedesco ad Adolf Hitler che lo guardò e poi guardò il suo amico, pensando che fosse impazzito. Mussolini recitò l’intera strofa di quel poema di Giovanni Pascoli, che Hitler non aveva mai sentito nominare. Mussolini gli spiegò che era un poema su Alessandro Magno nel quale si dice che il macedone, raggiunta l’India, si dispiaceva di non poter conquistare anche la luna.
Mussolini s’accorse che Hitler si era molto irritato ma lui ne era felice e si compiaceva del fatto che nel cuore delle steppe ucraine solo lui e, in parte, l’interprete conoscevano il poema di Pascoli. Dollmann dice che da un lampo negli occhi di Hitler capì che era furioso, perché metteva in dubbio la sua grande strategia ma si controllò con un enorme sforzo. Se quelle parole fossero state pronunciate da uno dei suoi generali, Hitler lo avrebbe fatto fucilare ma non poteva giocarsi l’unico amico che aveva al mondo.
Quello per Dollmann fu un momento indimenticabile, stavano nel mezzo dell’Ucraina con le divisioni tedesche che avanzavano, accerchiando e distruggendo le armate russe ma erano stati sfiorati da un soffio di divina eternità.


