Pimpipessa ha scritto:si ma alex lo sai che facci le spara sempre grosse

Ti racconto la mia ultima maratona
Ravenna,08 Novembre 2009
Ore 7.00 Io, Alessandro,Massimo, Vittorio, Maddalena ci incamminiamo per recarci al punto di ritrovo,luogo di partenza della maratona..Palazzo de Andrè… Vento, pioggia,freddo e gelo.
Decidiamo per una ventina di minuti di riscaldamento, siamo tra 850 runners agonistici, associazioni varie, gruppo Amnesty International, in tutto circa 3000.
Vicino a me ci sono due keniani,naturalmente favoriti,tremano, non vedono l’ora di partire, piove tanto e fa freddo.Insieme aspettiamo il colpo di pistola.
E’ bella la storia del keniano più anziano,ha 32 anni, quattro figli, e con i soldi guadagnati nelle maratone in Italia ( Ravenna il montepremi del 1° arrivato è intorno ai 2500€ ) sta aprendo una scuola in Kenia, in un villaggio sperduto.
Fin dall’inizio, i keniani, hanno un passo da 3.10, nonostante vento e pioggia. E’ un’andatura folle, viste le condizioni climatiche. Siamo una trentina ad inseguirli, romani, marchigiani,alcuni sloveni, magrebini, qualche lombardo ( ci sarà tra loro alex Smith? ), un gruppetto di napoletani, soliti casinari, ma simpatici ( norrin 2007 c’eri anche tu ? )
Decido, almeno fin tanto che soffia il vento, la pioggia non dà fastidio, di rimanere al passo del gruppo..
I primi tre chilometri li percorro in meno di 11 minuti, bene sono in tabella.
La pioggia è insistente,il vento soffia forte, ma almeno non sento più freddo.Sono tranquillo e mi preparo a fermare il tempo dei successivi tre chilometri: poco meno di 23 minuti, molto bene, molto bene.
Al terzo cronometraggio il gruppetto dei 30 è ancora compatto, ci ripariamo l’un l’altro a turno da vento e pioggia.
Litigo con il cappellino , che non ha fatto il suo dovere, rallento, armeggio con gli strumenti del mio essenziale equipaggiamento e porto a termine la procedura di asciugamento occhi, senza perdere eccessivamente terreno. Mi ritrovo staccato di una sessantina di metri, ma ho fiducia in me stesso, mi impongo la calma.
La mente va ai miei amici di corsa che mi staranno certamente pensando, e con questo aiuto, lentamente, senza scatti ricucio lo strappo. Mi affianco ad Alessandro: ho la sensazione che correre al suo fianco possa farmi sentire meno la fatica..Nonostante lui corra sotto i 3.50 minuti al km.
Attraversiamo il centro abitato,musei, chiese,nonostante il maltempo, c’è molta gente ad applaudire ed incitare.
Tutto e’ utile per distrarsi, le gambe non si fermano mai, un passo dopo l’altro, un rilevamento cronologico dopo l’altro, un orizzonte dopo l’altro, uno scompare e subito dopo angosciante se ne ripropone uno nuovo….. ma che importa dobbiamo o non dobbiamo fare 42 chilometri ?
Il tempo atmosferico ha decisamente smesso di volerci bene, piove più di prima! Il vento soffia più forte.
Metà percorso e’ fatto, ma il più faticoso deve arrivare.
Siamo ancora una ventina,i keniani sono a circa 800 metri.
Corro ancora bene, con sicurezza, e sciolto,alcuni, invece, incominciano a faticare e sono costretti a rallentare, risultato: siamo adesso una quindicina, e tutti più giovani di me. Credo.
Si arriva alla soglia critica del 30° km, e notiamo con grande sorpresa, che il keniano più giovane ( favorito con personale da 2h 12 m ) si è ritirato. Sono contento per il keniano più anziano, aggiungerà un altro mattone alla sua scuola.
Decido di rallentare di almeno 10’ al km : la maratona e’ anche gara tattica, bisogna usare l’intelligenza, la forza non basta. Sicuramente non farò il personale.
Non smette di piovere, è più di un’ora e mezza che siamo sotto la pioggia e vento.
Inizio a soffrire.
Sono costretto a fare un sforzo per non cadere alla lusinga di porre fine alla sofferenza (che al momento e’ più mentale che fisica).
C’e’ una voce al mio orecchio sinistro che dice: non puoi farcela, ti sei sopravalutato, forse il ritmo 3.30 / 3.40 al km non e’ più alla tua portata, rallenta, godi il piacere di dare respiro ai tuoi polmoni, immagina come ti ringrazierebbero le tue gambe se potessero sgranchirsi un po'…! Ma una voce di rimando all’orecchio destro rincalza: vuoi buttare al vento mesi di sacrifici? Vuoi tradire il tuo sogno? E i tuoi amici che ti sono stati vicini nei tuoi allenamenti??? Hai dimenticato le promesse fatte a te stesso? A tua moglie ed ai tuoi figli che ti stanno aspettando sotto la pioggia?Pensa alla gioia di quando taglierai il traguardo,abbracciare i tuoi figli e tua moglie, pensa che solo pochi minuti dopo di tutta questa sofferenza non ricorderai più nulla, solo piacere solo soddisfazione, sii fiducioso….Vado avanti, faccio tesoro della voce di destra.
Al 32° chilometro sento dolori alle cosce, i quadricipiti sono di legno. Mi domando se devo preoccuparmi, se l’elongazione del muscolo che ho subito dopo la gara del Passatore si farà beffa di me e del mio ottimismo.
Concentro la mente sui muscoli delle mie gambe, mi ascolto e mi rinfranco: ho la certezza che sia solo l’acido lattico che la fa da padrone, cosi decido di cambiare modo di correre: eseguo un movimento più sciolto, prima con falcata più estesa in avanti, poi con allungamento all’indietro delle gambe, poi, anche a scapito di una minor resa, sollevo le ginocchia come volessi accennare un saltello.
L’accorgimento sembra dare buoni risultati, ora sto meglio.
Intanto ho perso delle posizioni.
Il gruppo si e’ sgranato, più che dimezzato, mancano circa 10 chilometri e io sono nel gruppo che insegue….
Alessandro e’ fantastico sembra un Bronzo di Riace, la sua voce e’ suadente, il suo passo e’ un armonico gioco di pura eleganza, i suoi incitamenti non sono mai retorici, sono essenziali, determinati …vincenti!
Mancano 7 km chilometri il gruppo ora e’ formato da Lorenzo, Alessandro,Alberto, una donna,la bella e bionda slovena Surbek, che poi sarà la vincitrice assoluta. Già vincitrice di numerose maratone in giro per l’Europa, ragazzi ha quasi 50 anni.
Mi sento bene,credo sempre più nelle mie possibilità. Intanto sto viaggiando a 4’ a km.
Non so se essere deluso…ma con questo tempo, non potevo fare di meglio.
Al giro di boa, vedo gli amatori in stato di sofferenza. Mentalmente li incoraggio: “non mollate, non mollate, rimanete agganciati!” ma loro devono essere esausti nella mente e nelle gambe.
Procedo incurante di tutte le proteste del mio corpo,uno alla volta ci stacchiamo.
Alessandro sostiene l’andatura intorno ai 3’40. Io rallento ulteriormente.
A cinque chilometri dall’arrivo,abbiamo lasciato alle spalle i lidi ravennati, sento il bisogno di bere, ma all’orizzonte non vedo nulla….mi deprimo e torna la tentazione di mandare tutto alle ortiche. Finalmente arriva l’ultimo posto di ristoro. Thè caldo…fantastico!
Vedo da lontano il Palaforum De Andrè, la gente e tutti ci incitano ci incoraggiano ”dai ormai e’ fatta!!!”, ma ormai cosa, penso io, non si rendono conto che gli ultimi tre chilometri sono quelli dell’angoscia, della paura???
Vedo che i secondi scorrono sempre più veloci,e temo che lo sforzo fatto fino a quel momento non sia sufficiente.
Mancano poco più di 3 chilometri guardo nervosamente il cronometro, sono in prossimità del lungo viale. Il tempo cronometrico è relativamente alto, ma sono soddisfatto ugualmente.
Giuseppe con un fil di voce ma sempre più determinato mi incita ”dobbiamo aumentare il ritmo, senza strappare, aumentiamo e di sicuro arriviamo sotto le 3 ore!” …raccolgo l’invito….allora Paolo rincalza “non aspettate Alessandra ( 2° classificata ) e me, andate, andate!” Mi sembra di rivivere una scena di quei retorici film di guerra americani, dove il comandante ferito incita i suoi uomini a lasciarlo solo, e loro vadano avanti a cercare la gloria…. Mi viene un po’ da ridere, ma solo per un attimo, perché a quel punto vedo Ida Surbek che prende coraggio ed accelera e guadagna alcuni metri. Prendo esempio, coraggio, e la seguo. Andrea Nicola e Stefano a loro volta prendono il mio ritmo e mi affiancano, corriamo cosi per un centinaio di metri poi cedono un po’ il passo.Siamo tutti stremati e continua a piovere.
Rimango solo con la Surbek ed il mio cronometro che a volte mi lusinga a volte mi condanna.
Ho accumulato un sufficiente margine per abbattere il muro delle 3 ore, ma subito dopo mi prende lo scoramento nel vedere il lungo rettilineo finale.
Mancano solo due ( e sono sempre interminabili, durissimi) ma qui ne ho gia 40 nelle gambe!
Le gambe si muovono per automatico riflesso cosi come fa la coda della lucertola quando e’ troncata dal corpo.
Non ho più il tempo di guardare il cronometro e non servirebbe più a niente ….. 300 metri 200 metri, mi scuote la voce del cronista :” Sta per arrivare al traguardo la prima donna, già vincitrice nel 2002 2004, la slovena Ida Surbek, rallento per lasciarle l’onore del taglio del nastro e degli applausi ….”, io arrivo ad una manciata di secondi da lei. Sono abbondantemente sotto le 3 ore.
Non è un gran tempo, ma sono felice e stremato.
Cerco fra la gente lo sguardo di mia moglie e dei figli e quando li vedo ci sono tanti complimenti.
Nel frattempo il mio cuore ha ripreso a battere più regolarmente e cosi telefono agli amici, .. arriva nel frattempo Alessandra e la festa e’ davvero completa.
Alla prossima…….Berlino 26 settembre.
No, No. Sulla rete non puoi imbrogliare. Se non hai reputazione e credibilità , ti massacrano.
Ci vogliono le palle per reggere, in rete.
Das Lied der Deutschen!!
Il mio ultimo post è stato scritto con un linguaggio studiato appositamente per irritare gli imbecilli.
Bertrand Russel : se non sei socialista a 20 anni vuol dire che non hai cuore, se non sei conservatore a 50 anni vuol dire che non hai cervello.
Dogma 95
One spot, one kill.