Capisco, comprendo e tuttavia mi chiedo quale sia l’alternativa migliore. La psiche umana potrebbe tramutare un consenso iniziale ad una esperienza rivelatasi brutta come “non ho mai dato consenso”, lo capisco. Ma resta più grande il problema opposto.Gargarozzo ha scritto: ↑29/11/2025, 9:41Geisha io sintetizzo (ci provo...) il mio punto di vista, che non vuole e NON PUO' essere omnicomprensivo, perché un conto ovviamente è scrivere qua, un conto è affrontare caso per caso.
La mia posizione è che la necessità del consenso dovrebbe essere ovvia ma, siccome evidentemente per qualche bestia del cazzo non lo è, a me fa solo piacere se viene ribadito e sottolineato.
Aggiungo che andare a letto non è una situazione in cui schiacci il pulsante ed è tutto finito: ci sono tanti micro-momenti, dal corteggiamento eventuale, il flirt più esplicito, gli sguardi, l'ascolto dell'altro. Cose ovvie? No, proprio per un cazzo.
A me sta molto bene che si dica che una persona DEBBA avere la possibilità sacrosanta di dire:"fermiamoci qui". E quella deve essere un'intenzione magica. Personalmente, con qualcuno che vuole tirarsi indietro non mi verrebbe più neanche duro. Stiamo parlando di persone, di esseri viventi. Non di bambole di pezza.
Fino a qui credo e spero che non ci siano obiezioni da parte di semplificatori o provocatori a vario titolo, o di incels frustrati di cui, purtroppo, temo l'esistenza copiosa anche in questo forum nato con ben altri intenti.
La criticità arriva quando, pur in presenza di un consenso esplicito o perfino implicito ossia, in assenza di "fermiamoci qui" esplicitato in modi comunicativamente efficaci, la persona che nella sua testa non voleva (legittimamente) continuare più, e non l'ha fatto, sulla scorta dell'esperienza vuota o brutta dica: quest'esperienza brutta è uno stupro.
Mi spiace, ma questa è una potenziale e neanche tanto remota possibilità. Non bisogna approcciarsi a queste tematiche col pregiudizio e la convinzione che una persona, a seconda del suo genere, del suo aspetto e della sua situazione generale, sia più credibile dell'altra persona. E' pericolosissimo, è un'arma.
NON sto tirando in ballo la malafede, ma - lo so per ragioni ampiamente accertate - esistono persone che vivono in una propria realtà e che, senza cattive intenzioni, non ci stanno molto con la testa. Bene, se una persona squilibrata è convinta di aver subito uno stupro, retrospettivamente, è francamente assurdo che questa sua percezione acquisisca la forma di quasi-certezza e che vengano a mancare tutte le cautele del caso, del tipo: a dare dello stupratore (o della stupratrice, se ad esempio parliamo di 2 lesbiche, ed ho avuto testimonianze dirette anche di casi del genere) ci vuole pochissimo, anche perché la maggioranza delle persone ha una propensione altissima a credere sulla parola, senza la necessaria cautela, soprattutto per cose così delicate.
Invece, a togliere l'etichetta di stupratore/stupratrice, a qualcuno che invece è stato scagionato/a, non basta una vita. E questo fattore prescinde perfino dalla legislazione, è a monte di ogni possibile legislazione che viene fatta anche con le migliori intenzioni possibili, è culturale ed è etico.
Se il consenso tu lo dai per scontato, puoi vedere che qualcuno è scandaloso sentir dire “nel dubbio, si astenga”. Ma a me se non sono certo che quella mi desideri, che voglia trombare con me, mi cascano i maroni. Nel dubbio puoi usare le parole, puoi parlare, puoi invitarla a fare un passo per vedere se lo fa. Se rimane congelata dalla sua parte e a domanda non risponde ASTIENITI.
Ma io funziono con il desiderio femminile, desidero il desiderio, non un buco. Altri hanno altre leve e non giudico, a me “nel dubbio, si astenga” sembra scontato, ad altri scandalizza.


