Concerto per cazzo e Pianoforte n°2 tanto ormai ci siamoestdipendente ha scritto: ↑18/02/2026, 21:35https://mezha.net/eng/bukvy/volodymyr-z ... urvey/amp/
pensate al momento in cui vi viene detto che la persona che ti impedisce di intascare billions da una dittatura e’ pure piu’ popolare di te in casa tua. certo che vi sta sulle palle in modo inaudito. che storia.
[O.T.] Donald Trump
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Re: [O.T.] Donald Trump
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Re: [O.T.] Donald Trump
Il dazio...che strazio!!! Poor Donald, una ne fa e due gliene bocciano.... 
...ma fa anal??? (by Trez 2001)
La nostra Clara è troppo avanti, del tipo se uno fa una scoreggia lei l'ha già annusata prima che esca dal buco del culo. (Trez 2015)
Ma lei accoglie nel suo petite derrière? (Trez 2025)
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Re: [O.T.] Donald Trump
https://x.com/dd_geopolitics/status/202 ... 51042?s=48
tu non sei un uomo di mercati Trez. quello che sta accadendo era largamente previsto e decine di miliardi si apprestano ad entrare nelle solite tasche. e’ incredibile. pazzesco. mai vista una cosa cosi’.
tu non sei un uomo di mercati Trez. quello che sta accadendo era largamente previsto e decine di miliardi si apprestano ad entrare nelle solite tasche. e’ incredibile. pazzesco. mai vista una cosa cosi’.
Re: [O.T.] Donald Trump
Si verissimo, al massimo vado al mercato rionale..ma ci faccio un giretto solo in estate per ammirare qualche culetto... ehhhh sicuramente quell'uomo non fa l'America più grande, ma fa più grande il suo portafoglio e quello dei suoi amichetti.. è però solo un Silvio più pericoloso.estdipendente ha scritto: ↑20/02/2026, 21:45https://x.com/dd_geopolitics/status/202 ... 51042?s=48
tu non sei un uomo di mercati Trez. quello che sta accadendo era largamente previsto e decine di miliardi si apprestano ad entrare nelle solite tasche. e’ incredibile. pazzesco. mai vista una cosa cosi’.
...ma fa anal??? (by Trez 2001)
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Re: [O.T.] Donald Trump
Donaldo se traccheggi finisci maledostum ha scritto: ↑15/01/2026, 3:34Se bombarda gli danno l'OK scommettiamo?Drogato_ di_porno ha scritto: ↑14/01/2026, 17:06US Supreme Court does not issue ruling on Trump's tariffs
https://www.reuters.com/legal/governmen ... 026-01-14/
https://www.jpost.com/middle-east/iran- ... cle-883356
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Re: [O.T.] Donald Trump
Drugat non mi pare si siano Surena (o anche solo Solemaini) in vista vorrei un TUO pronostico ad occhio e croce direi:dostum ha scritto: ↑21/02/2026, 3:52Donaldo se traccheggi finisci maledostum ha scritto: ↑15/01/2026, 3:34Se bombarda gli danno l'OK scommettiamo?Drogato_ di_porno ha scritto: ↑14/01/2026, 17:06US Supreme Court does not issue ruling on Trump's tariffs
https://www.reuters.com/legal/governmen ... 026-01-14/
https://www.jpost.com/middle-east/iran- ... cle-883356
1) Guerra civile
2) Colpo di stato militare
Media, «funzionari Iran, Usa e arabi pessimisti, si scivola verso la guerra»
Iran e Stati Uniti stanno rapidamente scivolando verso un conflitto militare, mentre svaniscono le speranze di una soluzione diplomatica alla loro situazione di stallo sul programma nucleare di Teheran. È quanto affermano funzionari di entrambe le parti e diplomatici nel Golfo e in Europa, citati da Reuters online. I Paesi del Golfo e Israele ora considerano un conflitto più probabile di un accordo, affermano queste fonti, con Washington che sta creando uno dei suoi più grandi dispiegamenti militari nella regione dall'invasione dell'Iraq nel 2003. Il governo israeliano ritiene che Teheran e Washington siano in una situazione di stallo e si sta preparando per una possibile azione militare congiunta con gli Stati Uniti, sebbene non sia stata ancora presa alcuna decisione sull'opportunità di effettuare tale operazione, ha affermato una fonte a conoscenza della pianificazione. I funzionari regionali affermano che i paesi del Golfo produttori di petrolio si stanno preparando per un possibile scontro militare che temono possa sfuggire al controllo e destabilizzare il Medio Oriente. Alcune di queste fonti affermano che Teheran sta pericolosamente sbagliando i calcoli aspettando concessioni, mentre Donald Trump è ormai incapace di ridimensionare il rafforzamento militare che ha ordinato nella regione senza perdere la faccia, se non ci sarà un fermo impegno da parte dell'Iran ad abbandonare le sue ambizioni nucleari.
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Re: [O.T.] Donald Trump
difficile dirlo, la guerra è contro i cinesi, non gli iraniani
Iran, verso una «guerra per procura» tra America e Cina?
Le forniture cinesi all’Iran vanno viste come un tassello della sfida globale tra le due superpotenze
https://www.corriere.it/oriente-occiden ... 2xlk.shtml
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
Re: [O.T.] Donald Trump
Scusa ma era quesito assurdo ci pensa lui a risolvere tutto dopodichè il Premio della Pace non sarà più intitolato al dinamitardo svedese ma diverrà l'aureo Giggino e assegnato verrà ad AvellinoDrogato_ di_porno ha scritto: ↑22/02/2026, 10:06difficile dirlo, la guerra è contro i cinesi, non gli iraniani
Iran, verso una «guerra per procura» tra America e Cina?
Le forniture cinesi all’Iran vanno viste come un tassello della sfida globale tra le due superpotenze
https://www.corriere.it/oriente-occiden ... 2xlk.shtml

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Re: [O.T.] Donald Trump

“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
Re: [O.T.] Donald Trump
copio ed incollo in toto
Alessandro Bertoldi 24 febbraio 2026a a a
Senza strategie un popolo cade, ma nella moltitudine dei consiglieri c’è salvezza». (Proverbi 11:14) È questo il motto ufficiale del Mossad, il leggendario servizio d’intelligence d’Israele. Tra i migliori e più temuti al mondo, in quanto rappresenta da sempre un’eccellenza nella raccolta d’informazioni e nel contrastare le numerose minacce internazionali, anche attraverso operazioni speciali in luoghi e circostanze molto ostili allo Stato ebraico. Oded Ailam, è stato il capo della Divisione controterrorismo proprio del Mossad, l’ex alto ufficiale israeliano si è occupato di operatività, oggi è in pensione e si occupa di analisi e ricerca presso il Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs. In questa intervista esclusiva a Il Tempo parla per la prima volta a un giornale italiano, fornendo un’analisi chiara, accurata, cauta e molto razionale, in particolare per quanto riguarda la situazione e gli scenari in costante evoluzione tra Medio Oriente, Occidente, Israele e soprattutto Iran. Proprio in queste ore è arrivato un sms anonimo a tutti gli iraniani che suona da presagio: «Trump è un uomo d’azione! Aspettate e vedrete!».
Il presidente Trump ha dato all’Iran una scadenza ravvicinata per raggiungere un accordo, mentre gli Stati Uniti sono già mobilitati. Dal suo punto di vista, quali sono le probabilità che si arrivi a un accordo e quali che ci sia un attacco?
«Il presidente Donald Trump ha indicato una tempistica compressa, ma in Medio Oriente le linee rosse sono spesso tracciate con una matita dalla gomma pronta. Il regime iraniano calcola di poter assorbire un attacco breve e mirato e sopravvivere, per questo offre concessioni minime e necessarie mentre preserva la propria leva nucleare. Trump non ha alcun desiderio di “un altro Iraq o Afghanistan”. Probabilmente ritiene che un attacco chirurgico possa costringere Teheran ad accettare. Nessuno può prevedere l’esito finale, soprattutto se venisse colpito lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Fino a che punto Teheran è disposta a retrocedere sull’arricchimento dell’uranio e quanto arricchimento è disposta a tollerare Washington? Il trio Witkoff, Kushner e Barak sussurra all’orecchio di Trump ciò che Kissinger consigliò a Nixon durante la guerra del Vietnam: dichiarare il successo e andarsene. Resta poco chiaro se le parti siano pronte a un compromesso, ma oggi le probabilità favoriscono leggermente un attacco limitato rispetto a un accordo storico».
Dopo l’operazione “Rising Lion” del giugno 2025, l’Iran mantiene ancora oggi capacità offensive significative?
«L’operazione “Rising Lion” ha inflitto danni reali e misurabili, ma non ha cancellato le capacità strategiche dell’Iran. Il programma nucleare è stato rallentato pesantemente. Tuttavia, secondo le informazioni disponibili, l’Iran conserverebbe ancora circa 420 kg di uranio arricchito al 60% e circa 3,5 tonnellate al 3,5%, e non vi è piena certezza sullo stato di tutto questo materiale. La ripresa dell’arricchimento richiederebbe mesi, non settimane, ma la conoscenza scientifica resta. Sul fronte missilistico, Israele ha danneggiato circa il 50% dell’arsenale iraniano di missili balistici a lungo raggio. Su circa 584 lanciatori, circa 178 sarebbero ancora operativi. Si tratta di una riduzione significativa, ma l’Iran sta ricostruendo — e a un ritmo notevole — con un presunto sostegno materiale e tecnologico da Cina e Russia.
Le proiezioni attuali suggeriscono che entro la fine del 2026 l’Iran potrebbe schierare circa 2.000 missili e 600 lanciatori. Non si tratta di una minaccia marginale, ma concreta, per tutti».
Lei ha scritto che il regime degli ayatollah è in uno stato di “bancarotta esistenziale”. Dopo l’estate scorsa e dopo le proteste popolari brutalmente represse, il regime di Khamenei è fragile, potrebbe crollare?
«Il regime si trova nel punto più basso dalla fine della guerra Iran-Iraq nel 1988. In quel momento, Khomeini accettò il cessate il fuoco e dichiarò che accettare per lui era come bere veleno. Oggi la Repubblica Islamica affronta una simile sensazione di esaurimento strategico. L’economia è gravemente sotto pressione, l’inflazione è pesante e molte fonti indicano che il 75–80% della popolazione respinge il dominio clericale, anche tra i sostenitori sciiti. Fragilità però non significa collasso imminente. La brutale repressione delle proteste è stata pensata per soffocare il dissenso e generare paura a lungo. La solidarietà occidentale non si è concretizzata. I regimi non cadono quando la gente è arrabbiata, ma quando si incrinano i pilastri del potere. Il collasso probabilmente inizierebbe con fratture all’interno dell’élite o dell’apparato di sicurezza. Se le sanzioni resteranno ferme, il deterioramento strutturale si approfondirà».
Come immagina un eventuale attacco: colpirebbe esclusivamente obiettivi militari specifici?
«Ecco come articolerei le diverse fasi: se si dovesse concretizzare un’operazione militare, inizierebbe quasi certamente con un’offensiva cibernetica coordinata progettata per accecare, interrompere e ritardare la capacità di risposta iraniana. La cyber-guerra è diventata fondamentale per le campagne moderne. La fase zero consisterebbe nella “soppressione cibernetica” appunto; la fase uno in attacchi aerei e missilistici contro siti nucleari, militari e di comando; la fase due in caso di escalation e blocco dello stretto di Hormuz, potrebbe portare a colpire terminal petroliferi, giacimenti e raffinerie. A quel punto gli attacchi non sarebbero più soltanto contro-forza militare, ma anche guerra economica, in risposta a colpi contro i mercati globali».
I proxy iraniani nella regione, che lei conosce bene, quali capacità offensive hanno attualmente?
«Non sono più un elemento decisivo sul piano strategico. La rete di proxy iraniani — ciò che Teheran definisce “Asse della Resistenza” — è stata significativamente indebolita nell’ultimo anno. Le linee di rifornimento sono state interrotte, comandanti di alto livello eliminati, i flussi finanziari limitati e il coordinamento compromesso. Per quanto riguarda Hezbollah, è indubbio che sia stato molto indebolito e lotta per la sua sopravvivenza in Libano. Pur restando pericolosi, non sono una minaccia esistenziale per Israele».
In Europa, l’Iran è spesso percepito come distante e non particolarmente minaccioso per la sicurezza. È d’accordo?
«No. L’Iran ha sviluppato missili balistici a medio e intermedio raggio che, a seconda della configurazione e del carico, possono raggiungere parti dell’Europa sud-orientale e centrale. Sono stimati avere una gittata intorno ai 2.000 km. Anche se oggi l’Europa non è il bersaglio primario, la capacità esiste. Poi, c’è l’infrastruttura dei proxy e delle operazioni clandestine in Europa. Nel 2018, un diplomatico iraniano con base a Vienna è stato condannato in Belgio per il coinvolgimento in un complotto terroristico. Queste reti sono state ripetutamente smascherate in tutta Europa e, sono certo, anche in Italia. Inoltre sulla convergenza tra terrorismo e criminalità, i servizi europei hanno più volte avvertito. Se l’Iran dovesse sentirsi con le spalle al muro potrebbe quindi attaccare dall’interno il vecchio continente, terreno più “morbido” rispetto agli Usa».
Nel 2025 lei ha parlato pubblicamente della “vasta rete” di asset che il Mossad mantiene in Iran, reclutati tra minoranze etniche, membri dell’opposizione e cittadini impoveriti dal regime. In caso di attacco, queste figure potrebbero essere operative in modo decisivo?
«Non faccio più parte del Mossad da diversi anni, quindi non posso e non voglio commentare dettagli operativi. Ciò che posso dire, sulla base della storia, è che per oltre 45 anni Israele ha dimostrato una notevole capacità di penetrazione dell’intelligence all’interno dell’Iran. Questa capacità si è basata su un ampio spettro di fonti: intelligence umana, raccolta tecnica, capacità cyber, analisi open source e partnership regionali. In ogni campagna militare moderna, l’intelligence non è un elemento di supporto: è la spina dorsale. Anche la CIA e altri servizi hanno dimostrato capacità in passato. Tuttavia, nessun servizio di intelligence è onnipotente».
Lei ha sostenuto che un cambio di regime a Teheran sia la chiave per la sicurezza globale. Quanto rapidamente potrebbe avvenire un tale cambiamento dopo un eventuale attacco?
«Un cambio di regime a Teheran, se dovesse avvenire, non sarebbe la conseguenza “mordi e fuggi” di un singolo attacco. Sarebbe più simile alla crepa in una cupola: una volta che le fratture si diffondono nella struttura, la gravità fa il resto. L’Iran non è un monolite. Circa il 40% della popolazione è persiana, ma vi sono minoranze significative. La coesione del regime si basa sul mantenimento del potere centrale. Il cambio di regime probabilmente non avverrebbe solo per le proteste di piazza, ma quando l’élite concludesse che il percorso attuale conduce al disastro fino alla disintegrazione dell’Iran stesso. Il risultato potrebbe non essere un leader carismatico unico, ma qualcosa di simile a un “politburo”. La storia mostra che la pressione esterna può accelerare le fratture interne. C’è un proverbio persiano: “Goccia dopo goccia si raccoglie, e poi diventa un mare».
Le proteste anti-ayatollah hanno elevato Reza Pahlavi a riferimento. Come vede la sua figura e altre figure dell’opposizione?
«Reza Pahlavi ha effettivamente acquisito visibilità nel contesto delle recenti proteste anti-regime in Iran, presentandosi come sostenitore della democrazia laica e dell’unità nazionale. Alcuni sostenitori ne evidenziano l’eloquenza, le connessioni internazionali e i decenni di attivismo; i critici, invece, lo considerano distante dalla realtà interna del Paese e legato all’eredità controversa del padre. Pahlavi enfatizza una transizione non violenta, la costruzione di coalizioni e una visione di prosperità. Tuttavia, la mancanza di un’organizzazione diretta sul campo solleva dubbi sulle sue capacità pratica di unificare e governare
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Senza strategie un popolo cade, ma nella moltitudine dei consiglieri c’è salvezza». (Proverbi 11:14) È questo il motto ufficiale del Mossad, il leggendario servizio d’intelligence d’Israele. Tra i migliori e più temuti al mondo, in quanto rappresenta da sempre un’eccellenza nella raccolta d’informazioni e nel contrastare le numerose minacce internazionali, anche attraverso operazioni speciali in luoghi e circostanze molto ostili allo Stato ebraico. Oded Ailam, è stato il capo della Divisione controterrorismo proprio del Mossad, l’ex alto ufficiale israeliano si è occupato di operatività, oggi è in pensione e si occupa di analisi e ricerca presso il Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs. In questa intervista esclusiva a Il Tempo parla per la prima volta a un giornale italiano, fornendo un’analisi chiara, accurata, cauta e molto razionale, in particolare per quanto riguarda la situazione e gli scenari in costante evoluzione tra Medio Oriente, Occidente, Israele e soprattutto Iran. Proprio in queste ore è arrivato un sms anonimo a tutti gli iraniani che suona da presagio: «Trump è un uomo d’azione! Aspettate e vedrete!».
Il presidente Trump ha dato all’Iran una scadenza ravvicinata per raggiungere un accordo, mentre gli Stati Uniti sono già mobilitati. Dal suo punto di vista, quali sono le probabilità che si arrivi a un accordo e quali che ci sia un attacco?
«Il presidente Donald Trump ha indicato una tempistica compressa, ma in Medio Oriente le linee rosse sono spesso tracciate con una matita dalla gomma pronta. Il regime iraniano calcola di poter assorbire un attacco breve e mirato e sopravvivere, per questo offre concessioni minime e necessarie mentre preserva la propria leva nucleare. Trump non ha alcun desiderio di “un altro Iraq o Afghanistan”. Probabilmente ritiene che un attacco chirurgico possa costringere Teheran ad accettare. Nessuno può prevedere l’esito finale, soprattutto se venisse colpito lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Fino a che punto Teheran è disposta a retrocedere sull’arricchimento dell’uranio e quanto arricchimento è disposta a tollerare Washington? Il trio Witkoff, Kushner e Barak sussurra all’orecchio di Trump ciò che Kissinger consigliò a Nixon durante la guerra del Vietnam: dichiarare il successo e andarsene. Resta poco chiaro se le parti siano pronte a un compromesso, ma oggi le probabilità favoriscono leggermente un attacco limitato rispetto a un accordo storico».
Dopo l’operazione “Rising Lion” del giugno 2025, l’Iran mantiene ancora oggi capacità offensive significative?
«L’operazione “Rising Lion” ha inflitto danni reali e misurabili, ma non ha cancellato le capacità strategiche dell’Iran. Il programma nucleare è stato rallentato pesantemente. Tuttavia, secondo le informazioni disponibili, l’Iran conserverebbe ancora circa 420 kg di uranio arricchito al 60% e circa 3,5 tonnellate al 3,5%, e non vi è piena certezza sullo stato di tutto questo materiale. La ripresa dell’arricchimento richiederebbe mesi, non settimane, ma la conoscenza scientifica resta. Sul fronte missilistico, Israele ha danneggiato circa il 50% dell’arsenale iraniano di missili balistici a lungo raggio. Su circa 584 lanciatori, circa 178 sarebbero ancora operativi. Si tratta di una riduzione significativa, ma l’Iran sta ricostruendo — e a un ritmo notevole — con un presunto sostegno materiale e tecnologico da Cina e Russia.
Le proiezioni attuali suggeriscono che entro la fine del 2026 l’Iran potrebbe schierare circa 2.000 missili e 600 lanciatori. Non si tratta di una minaccia marginale, ma concreta, per tutti».
Lei ha scritto che il regime degli ayatollah è in uno stato di “bancarotta esistenziale”. Dopo l’estate scorsa e dopo le proteste popolari brutalmente represse, il regime di Khamenei è fragile, potrebbe crollare?
«Il regime si trova nel punto più basso dalla fine della guerra Iran-Iraq nel 1988. In quel momento, Khomeini accettò il cessate il fuoco e dichiarò che accettare per lui era come bere veleno. Oggi la Repubblica Islamica affronta una simile sensazione di esaurimento strategico. L’economia è gravemente sotto pressione, l’inflazione è pesante e molte fonti indicano che il 75–80% della popolazione respinge il dominio clericale, anche tra i sostenitori sciiti. Fragilità però non significa collasso imminente. La brutale repressione delle proteste è stata pensata per soffocare il dissenso e generare paura a lungo. La solidarietà occidentale non si è concretizzata. I regimi non cadono quando la gente è arrabbiata, ma quando si incrinano i pilastri del potere. Il collasso probabilmente inizierebbe con fratture all’interno dell’élite o dell’apparato di sicurezza. Se le sanzioni resteranno ferme, il deterioramento strutturale si approfondirà».
Come immagina un eventuale attacco: colpirebbe esclusivamente obiettivi militari specifici?
«Ecco come articolerei le diverse fasi: se si dovesse concretizzare un’operazione militare, inizierebbe quasi certamente con un’offensiva cibernetica coordinata progettata per accecare, interrompere e ritardare la capacità di risposta iraniana. La cyber-guerra è diventata fondamentale per le campagne moderne. La fase zero consisterebbe nella “soppressione cibernetica” appunto; la fase uno in attacchi aerei e missilistici contro siti nucleari, militari e di comando; la fase due in caso di escalation e blocco dello stretto di Hormuz, potrebbe portare a colpire terminal petroliferi, giacimenti e raffinerie. A quel punto gli attacchi non sarebbero più soltanto contro-forza militare, ma anche guerra economica, in risposta a colpi contro i mercati globali».
I proxy iraniani nella regione, che lei conosce bene, quali capacità offensive hanno attualmente?
«Non sono più un elemento decisivo sul piano strategico. La rete di proxy iraniani — ciò che Teheran definisce “Asse della Resistenza” — è stata significativamente indebolita nell’ultimo anno. Le linee di rifornimento sono state interrotte, comandanti di alto livello eliminati, i flussi finanziari limitati e il coordinamento compromesso. Per quanto riguarda Hezbollah, è indubbio che sia stato molto indebolito e lotta per la sua sopravvivenza in Libano. Pur restando pericolosi, non sono una minaccia esistenziale per Israele».
In Europa, l’Iran è spesso percepito come distante e non particolarmente minaccioso per la sicurezza. È d’accordo?
«No. L’Iran ha sviluppato missili balistici a medio e intermedio raggio che, a seconda della configurazione e del carico, possono raggiungere parti dell’Europa sud-orientale e centrale. Sono stimati avere una gittata intorno ai 2.000 km. Anche se oggi l’Europa non è il bersaglio primario, la capacità esiste. Poi, c’è l’infrastruttura dei proxy e delle operazioni clandestine in Europa. Nel 2018, un diplomatico iraniano con base a Vienna è stato condannato in Belgio per il coinvolgimento in un complotto terroristico. Queste reti sono state ripetutamente smascherate in tutta Europa e, sono certo, anche in Italia. Inoltre sulla convergenza tra terrorismo e criminalità, i servizi europei hanno più volte avvertito. Se l’Iran dovesse sentirsi con le spalle al muro potrebbe quindi attaccare dall’interno il vecchio continente, terreno più “morbido” rispetto agli Usa».
Nel 2025 lei ha parlato pubblicamente della “vasta rete” di asset che il Mossad mantiene in Iran, reclutati tra minoranze etniche, membri dell’opposizione e cittadini impoveriti dal regime. In caso di attacco, queste figure potrebbero essere operative in modo decisivo?
«Non faccio più parte del Mossad da diversi anni, quindi non posso e non voglio commentare dettagli operativi. Ciò che posso dire, sulla base della storia, è che per oltre 45 anni Israele ha dimostrato una notevole capacità di penetrazione dell’intelligence all’interno dell’Iran. Questa capacità si è basata su un ampio spettro di fonti: intelligence umana, raccolta tecnica, capacità cyber, analisi open source e partnership regionali. In ogni campagna militare moderna, l’intelligence non è un elemento di supporto: è la spina dorsale. Anche la CIA e altri servizi hanno dimostrato capacità in passato. Tuttavia, nessun servizio di intelligence è onnipotente».
Lei ha sostenuto che un cambio di regime a Teheran sia la chiave per la sicurezza globale. Quanto rapidamente potrebbe avvenire un tale cambiamento dopo un eventuale attacco?
«Un cambio di regime a Teheran, se dovesse avvenire, non sarebbe la conseguenza “mordi e fuggi” di un singolo attacco. Sarebbe più simile alla crepa in una cupola: una volta che le fratture si diffondono nella struttura, la gravità fa il resto. L’Iran non è un monolite. Circa il 40% della popolazione è persiana, ma vi sono minoranze significative. La coesione del regime si basa sul mantenimento del potere centrale. Il cambio di regime probabilmente non avverrebbe solo per le proteste di piazza, ma quando l’élite concludesse che il percorso attuale conduce al disastro fino alla disintegrazione dell’Iran stesso. Il risultato potrebbe non essere un leader carismatico unico, ma qualcosa di simile a un “politburo”. La storia mostra che la pressione esterna può accelerare le fratture interne. C’è un proverbio persiano: “Goccia dopo goccia si raccoglie, e poi diventa un mare».
Le proteste anti-ayatollah hanno elevato Reza Pahlavi a riferimento. Come vede la sua figura e altre figure dell’opposizione?
«Reza Pahlavi ha effettivamente acquisito visibilità nel contesto delle recenti proteste anti-regime in Iran, presentandosi come sostenitore della democrazia laica e dell’unità nazionale. Alcuni sostenitori ne evidenziano l’eloquenza, le connessioni internazionali e i decenni di attivismo; i critici, invece, lo considerano distante dalla realtà interna del Paese e legato all’eredità controversa del padre. Pahlavi enfatizza una transizione non violenta, la costruzione di coalizioni e una visione di prosperità. Tuttavia, la mancanza di un’organizzazione diretta sul campo solleva dubbi sulle sue capacità pratica di unificare e governare
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Re: [O.T.] Donald Trump
come Kovic nel bordello messicano
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
Re: [O.T.] Donald Trump
Ha stato Putin gli ha inviato due rondini contagiose per demolire uno dei baluardi della democrazzia Bill Clamidia si non escluderei lo chiamassero Pipino il Breve
studi statunitensi negli anni '40 hanno coinvolto l'infezione intenzionale di pazienti in Guatemala con sifilide e gonorrea.
https://www.pbs.org/newshour/health/us- ... -guatemala
cmq è nato tutto da uno sciocco malinteso per proteggersi dalle infezioni usava il Norton
https://documents1.worldbank.org/curate ... erment.pdf
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Baalkaan hai la machina targata Sassari?
VE LA MERITATE GEGGIA
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