[O.T.] Donald Trump

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maniac79
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5521 Messaggio da maniac79 »

Du colpi in testa invece tutto regolare. Il video è chiarissimo. Non ha investito ne ammazzato nessuno, il coglione dell'ICE si è spostato ed ha sparato. Io spero in una bella guerra civile su suolo americano. Sarebbe ora.

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Gargarozzo
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5522 Messaggio da Gargarozzo »

alla signora poteva andare peggio, potevano torturarla e solo dopo ammazzarla. Un lavoro veloce e pulito
Amicus Plato,
sed magis amica veritas.

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maniac79
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5523 Messaggio da maniac79 »

Gargarozzo ha scritto:
08/01/2026, 19:31
alla signora poteva andare peggio, potevano torturarla e solo dopo ammazzarla. Un lavoro veloce e pulito
Queste cose le fanno solo le dittature/teocrazie. Nella piu' mejo meravigliosa democrazia dell'universo, bande paramilitari ben armate te sparano in testa e via

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Drogato_ di_porno
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5524 Messaggio da Drogato_ di_porno »

Minko1981 ha scritto:
08/01/2026, 17:11
cresciuti a pane e John Wayne
anche Sgt. Rock
Immagine
“I felt that everything from my chest down was completely gone, I waited to die, I threw my hand back and felt my legs still there, I couldn’t feel them but they were still there, I was still alive and for some reason I started believing I might not die, I might make it out of there and live and feel and go back home again, I could hardly breathe and I was taking short little sucks with the one lung that I still had left, the blood was rolling off my flak jacket, from the hole in my shoulder and I couldn’t feel the pain in my foot anymore, I couldn’t even feel my body, I was frightened to death, I didn’t think about praying, all I could feel I was cheated, all I could feel was the worthlessness of dying right here in this place at this moment for nothing.” (Ron Kovic)

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Re: [O.T.] Donald Trump

#5525 Messaggio da Drogato_ di_porno »

L' "egemone planetario", per essere tale, deve per forza essere un popolo violento
"L'America non è così perché lui è presidente. Lui è presidente perché l'America è così." (David Cochrane)

"America isn't the way it is because he's president. He's president because America is the way it is." (David Cochrane)
“I felt that everything from my chest down was completely gone, I waited to die, I threw my hand back and felt my legs still there, I couldn’t feel them but they were still there, I was still alive and for some reason I started believing I might not die, I might make it out of there and live and feel and go back home again, I could hardly breathe and I was taking short little sucks with the one lung that I still had left, the blood was rolling off my flak jacket, from the hole in my shoulder and I couldn’t feel the pain in my foot anymore, I couldn’t even feel my body, I was frightened to death, I didn’t think about praying, all I could feel I was cheated, all I could feel was the worthlessness of dying right here in this place at this moment for nothing.” (Ron Kovic)

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Re: [O.T.] Donald Trump

#5526 Messaggio da Drogato_ di_porno »

Dazi Usa, attesa per il verdetto della Corte Suprema: cosa rischiano commercio globale e imprese italiane
Il verdetto sui poteri presidenziali in materia di dazi della Corte Suprema Usa è atteso per venerdì 9 gennaio. In gioco la strategia commerciale di Trump, i rapporti con l’Europa e l’impatto sull’export italiano


https://www.corriere.it/economia/finanz ... 3xlk.shtml
“I felt that everything from my chest down was completely gone, I waited to die, I threw my hand back and felt my legs still there, I couldn’t feel them but they were still there, I was still alive and for some reason I started believing I might not die, I might make it out of there and live and feel and go back home again, I could hardly breathe and I was taking short little sucks with the one lung that I still had left, the blood was rolling off my flak jacket, from the hole in my shoulder and I couldn’t feel the pain in my foot anymore, I couldn’t even feel my body, I was frightened to death, I didn’t think about praying, all I could feel I was cheated, all I could feel was the worthlessness of dying right here in this place at this moment for nothing.” (Ron Kovic)

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Minko1981
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5527 Messaggio da Minko1981 »

🧵Sapevate che l’ICE ha oggi un budget superiore alle forze armate di interi paesi?
Che non risponde a un sistema giudiziario indipendente?
Che sta costruendo un sistema carcerario parallelo?
E può arrestare persone senza identificarsi e detenerle per mesi senza udienza?

La milizia di Trump
L’apparato paramilitare dell’ICE, un sistema carcerario parallelo che rispondono solo al presidente e il paradosso delle lezioni di democrazia all’Europa

A Minneapolis, un agente dell’ICE ha sparato alla conducente di un’auto, mirando al volto. La donna è morta pochi istanti dopo.
Secondo gli agenti, l’auto stava ostruendo la strada durante un’operazione.
Secondo la segretaria alla Homeland Security, Kristi Noem, avrebbero agito per sventare una minaccia terroristica interna.
Nel video girato da un testimone non c’è traccia di alcun attentato né di una minaccia imminente. Si vede una donna ferma alla guida, visibilmente spaventata, nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Gli agenti tentano di aprire lo sportello con la forza. Lei inserisce la retromarcia, poi avanza lentamente, nel tentativo evidente di spostare l’auto come richiesto. Un agente mascherato le si para davanti, prende la mira e spara al volto.
In un secondo video si vedono agenti dell’ICE impedire a un medico di prestare soccorso alla vittima.

Renee Nicole Good aveva 37 anni. Era poeta e scrittrice.
Viveva a pochi isolati da lì con il compagno e i tre figli. Quelle strade erano casa sua.
È stata uccisa a meno di un miglio dal luogo in cui, nel 2020, morì George Floyd.

Non è un eccesso isolato. È l’esito prevedibile di uno schema ormai consolidato: la trasformazione dell’ICE in uno strumento di controllo interno che tratta ogni corpo come sospetto e considera la violenza fisica un normale passaggio amministrativo.
Un’agenzia diventata la più imponente forza repressiva della storia americana, con un budget superiore a quello delle forze armate di paesi come Canada e Spagna, e una struttura e metodi operativi più vicini a una milizia paramilitare che a un’istituzione di uno Stato di diritto.
In un contesto in cui raid e deportazioni sono così continui da non fare più notizia, è necessario spiegare perché l’ICE sia un’anomalia pericolosa e incompatibile con la democrazia, un tassello centrale nella costruzione del regime MAGA e un precedente che gli autoritarismi di tutto il mondo saranno tentati di emulare. 👇

L’ICE si è trasformata in una forza paramilitare che risponde di fatto solo al presidente. La “Grande e bellissima legge” ha aggiunto al suo budget ordinario — circa 10 miliardi di dollari l’anno — un flusso straordinario di risorse, con una dotazione iniziale stimata in almeno 168 miliardi entro il 2029. Di questi, almeno 30 miliardi sono destinati al reclutamento di nuovi agenti, 45 miliardi alle operazioni di detenzione e deportazione, e 46 miliardi alla costruzione di nuove infrastrutture.
Una crescita così rapida e sproporzionata di un’agenzia di sicurezza ha molti precedenti nella storia — tutti, senza eccezione, cupi. Gli standard di reclutamento e addestramento precipitano, la supervisione si indebolisce e le violazioni si moltiplicano. Con l’ICE, però, le conseguenze saranno ancora più gravi, perché non si tratta di un’agenzia di sicurezza qualsiasi.
L’architettura istituzionale e le pratiche operative dell’ICE la rendono, di fatto, responsabile unicamente davanti all’esecutivo. È un’agenzia governativa e le sue azioni sono soggette al sistema giudiziario per l’immigrazione, che — a differenza della maggior parte delle corti — è incardinato nel Dipartimento di Giustizia, parte dell’esecutivo e oggi diretto da Pam Bondi, lealista del presidente. In pratica, sia gli agenti ICE sia i giudici per l’immigrazione rispondono direttamente alla Casa Bianca.
A differenza dell’FBI, l’ICE è guidata da un direttore “ad interim”, nominato direttamente da Trump senza approvazione del Senato. Gli incarichi provvisori consentono di eludere il controllo politico del potere legislativo.
La maggior parte dei fondi previsti dalla nuova legislazione è destinata a funzioni di repressione e detenzione, senza un rafforzamento equivalente del sistema giudiziario per l’immigrazione. Questa sproporzione rende ancora più difficile esercitare un controllo sull’operato dell’agenzia.
Anche i criteri di selezione e formazione degli agenti ICE sono sensibilmente meno rigorosi rispetto a quelli dell’FBI e di altre agenzie di sicurezza, che richiedono requisiti di accesso più elevati e codici di condotta più severi. A questo si aggiunge l’intenzione, già annunciata, di affidarsi in misura crescente a gestori privati di carceri per espandere la capacità detentiva, aggravando problemi noti di corruzione e opacità.
Infine, gli agenti ICE rifiutano sistematicamente di identificarsi: non solo durante le operazioni di arresto e deportazione, ma anche nei tribunali. In una società libera, la legge viene fatta rispettare alla luce del sole, sotto il controllo pubblico. Gli agenti ICE, invece, operano mascherati e senza alcun identificativo.

Il finanziamento straordinario e l’architettura istituzionale sono solo la premessa del deragliamento dell’ICE. Alcune email interne ottenute dal Guardian mostrano la realtà operativa dell’agenzia: i dirigenti ordinano agli agenti sul campo di “portare la creatività a livello 11” nelle operazioni di arresto. Una delle priorità è fermare anche i cosiddetti “collaterali”, cioè persone innocenti che si trovano semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il principio operativo è esplicito: “se c’è di mezzo un paio di manette, probabilmente vale la pena procedere”. È così che episodi come quello di Minneapolis sono diventati la normalità nelle città americane.
“Tutti i soggetti collaterali devono essere interrogati, e chiunque risulti idoneo alla rimozione va arrestato”, ha scritto Marcos Charles, direttore associato responsabile delle operazioni di arresto e rimpatrio dell’ICE. L’agenzia opera con un obiettivo di 3.000 arresti al giorno — circa un milione l’anno — con il rispetto delle garanzie costituzionali trattato più come un suggerimento amministrativo che come un vincolo legale.
Questo è il linguaggio proprio di un sistema di terrore di Stato, travestito da applicazione della legge. Quando agenti federali vengono esplicitamente incoraggiati ad arrestare persone innocenti; quando le tutele costituzionali diventano opzionali; quando perfino la cittadinanza americana non protegge più da sequestri compiuti da agenti senza identificativo, non siamo più nel campo delle politiche migratorie. Siamo di fronte alla costruzione sistematica di un apparato repressivo interno, finanziato a livelli paragonabili alla difesa militare di una potenza regionale.

Il solo bilancio annuale destinato ai centri di detenzione dell’ICE è destinato a diventare quasi il doppio di quello dell’intero sistema carcerario federale statunitense. Questa sproporzione è strettamente legata a un altro squilibrio strutturale: mentre alle forze di arresto e deportazione vengono assegnati finanziamenti straordinari, i giudici incaricati di valutare i singoli casi operano con risorse cronicamente insufficienti.
Anche nel caso in cui si riuscisse a garantire formalmente un’udienza a ciascun detenuto, centinaia di migliaia di persone potrebbero restare in custodia per mesi o anni con l’etichetta di “in attesa di giudizio”, senza alcuna certezza sull’esito del procedimento. Ottenere la scarcerazione è in genere lungo, costoso e incerto, fuori dalla portata della maggioranza degli immigrati — e spesso anche dei cittadini americani. Le deportazioni, almeno sulla carta, richiedono un processo: giudici, udienze, prove. Per Trump è molto più semplice — e politicamente più redditizio — promettere deportazioni di massa e, nella pratica, imprigionare le persone.
Se diventa possibile trattenere più individui nei centri di detenzione grazie ai nuovi finanziamenti, senza garantire un’udienza per ciascuno a causa del sovraccarico sistemico dei tribunali per l’immigrazione, l’ICE risulta meno esposta al rischio di deportare persone sbagliate e meno costretta a violare apertamente ordini giudiziari per ottenere ciò che vuole. Di fatto, si sta costruendo un sistema penitenziario parallelo, responsabile unicamente davanti al presidente.
Trump ha inaugurato personalmente il primo campo di questo sistema di detenzione. Lo ha chiamato Alligator Alcatraz, promettendo che chiunque tenti di fuggire verrà sbranato dagli alligatori che vivono a pochi metri dalle gabbie. La struttura consiste in tendoni montati sulla pista di un aeroporto dismesso, al centro di una palude infestata da alligatori e serpenti. Il DHS ha presentato il campo ricorrendo a immagini generate da GPT: coccodrilli con il cappellino dell’ICE.

Sta emergendo una combinazione precisa: una milizia e un sistema penitenziario parallelo che rispondono esclusivamente al potere esecutivo, e in pratica al presidente, e che applicano una dottrina in cui i diritti costituzionali sono facoltativi, il giusto processo è un intralcio e la dignità umana una variabile negoziabile.
Un altro aspetto cruciale di questa espansione riguarda le persone incaricate di far funzionare questa macchina. Come ha osservato Mike Brock, i quasi 20.000 nuovi agenti finanziati dal Congresso saranno selezionati secondo criteri ideologici, per garantire fedeltà non alla Costituzione o allo Stato di diritto, ma al presidente.
Non si tratta di un’ipotesi. È la naturale estensione di una strategia già ampiamente collaudata. L’amministrazione ha sistematicamente epurato i vertici istituzionali che non garantivano fedeltà incondizionata. Oggi ciò che accomuna una parte crescente dei funzionari federali non è la competenza né la lealtà alle istituzioni, ma la devozione personale al presidente e al progetto MAGA.
È quindi ragionevole aspettarsi che anche il nuovo reclutamento segua gli stessi criteri. Stiamo parlando di 20.000 nuovi agenti federali armati, autorizzati esplicitamente ad arrestare “collaterali” e valutati in base a obiettivi numerici anziché a vincoli legali. A questo si aggiunge un classico problema di autoselezione. Come ha osservato Garrett Graff, nella storia recente degli Stati Uniti non si era mai vista una politicizzazione così estrema di un’agenzia federale come quella che oggi investe l’ICE.
L’immaginario costruito intorno all’agenzia è deliberatamente estremo: l’illegalità ostentata, le messinscene paramilitari di Kristi Noem, le foto spettacolarizzate nei gulag salvadoregni di Bukele, il campo di detenzione Alligator Alcatraz, l’anonimato e le tattiche da polizia segreta mascherata. In questo contesto, l’ICE finirà inevitabilmente per attrarre esattamente il tipo di persone a cui non si dovrebbero affidare poteri di polizia.
I nuovi agenti saranno “credenti”, selezionati per il loro entusiasmo nel tradurre in pratica la visione di Trump: una polizia interna svincolata da scrupoli morali e vincoli giuridici, consapevole che le prospettive di carriera non dipendono dal rispetto della Costituzione, ma dalla capacità di applicare senza esitazioni l’ordine interno trumpiano, per quanto illegale o brutale possa diventare.
È anche così che si consolida un regime autoritario: non solo espandendo l’apparato repressivo, ma assicurandosi che chi lo esercita sia leale non alle istituzioni, ma a individui specifici.

Noah Smith ha definito il MAGA un movimento distruttivo, incapace di costruire e quindi destinato a esaurirsi. È una speranza comprensibile, ma illusoria. Il MAGA è la manifestazione visibile di un cambiamento culturale più profondo, silenzioso e già in atto, che ha superato i confini americani. Ed è proprio per questo che è più pericoloso.
La soglia di ciò che è considerato accettabile si è spostata in avanti. L’equilibrio tra poteri dello Stato, garanzie costituzionali e ruolo delle istituzioni è stato rinegoziato in funzione della costruzione di un’infrastruttura autoritaria pensata per sopravvivere a Trump stesso.
Il presidente, in questo senso, non è un’anomalia. È l’espressione politica di un’internazionale reazionaria e antidemocratica la cui ideologia attraversa ormai più livelli della società americana: le forze armate e le agenzie di sicurezza, ampi settori delle élite economiche e politiche, e una classe media impaurita e impoverita.
La creazione di una milizia federale paramilitare come l’ICE va letta in questa chiave. Non come una deviazione temporanea, ma come una delle forme concrete assunte da questa trasformazione.
È anche in questo contesto che vanno interpretate le accuse di “censura” e di “mancanza di democrazia” rivolte all’Europa: non come preoccupazioni credibili per lo stato delle libertà occidentali, ma come un rovesciamento polemico funzionale a due obiettivi. Da un lato, legittimare all’esterno lo smantellamento progressivo delle garanzie democratiche negli Stati Uniti. Dall’altro, saldare un fronte politico e narrativo comune tra regimi e movimenti illiberali, offrendo alla propaganda autoritaria — da Mosca in poi — un linguaggio e in nemico condivisi.


Da un thread pubblicato su X da Fabio Sabatini.
Inquadra molto bene l’essenza di questa milizia. I dollari investiti in questa cosa fanno capire la strada che hanno preso gli Stati Uniti con questo secondo mandato MAGA.
Ove non è rischio, non vi può essere gloria

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dostum
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5528 Messaggio da dostum »

Tanto per curiosità l'FBI e la CIA quanti ne hanno ammazzati nel loro paese e nel mondo?
MEGLIO LICANTROPI CHE FILANTROPI

Baalkaan hai la machina targata Sassari?

VE LA MERITATE GEGGIA

giorgiograndi
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5529 Messaggio da giorgiograndi »

Minko1981 ha scritto:
09/01/2026, 1:36
🧵Sapevate che l’ICE ha oggi un budget superiore alle forze armate di interi paesi?
Che non risponde a un sistema giudiziario indipendente?
Che sta costruendo un sistema carcerario parallelo?
E può arrestare persone senza identificarsi e detenerle per mesi senza udienza?

La milizia di Trump
L’apparato paramilitare dell’ICE, un sistema carcerario parallelo che rispondono solo al presidente e il paradosso delle lezioni di democrazia all’Europa

A Minneapolis, un agente dell’ICE ha sparato alla conducente di un’auto, mirando al volto. La donna è morta pochi istanti dopo.
Secondo gli agenti, l’auto stava ostruendo la strada durante un’operazione.
Secondo la segretaria alla Homeland Security, Kristi Noem, avrebbero agito per sventare una minaccia terroristica interna.
Nel video girato da un testimone non c’è traccia di alcun attentato né di una minaccia imminente. Si vede una donna ferma alla guida, visibilmente spaventata, nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Gli agenti tentano di aprire lo sportello con la forza. Lei inserisce la retromarcia, poi avanza lentamente, nel tentativo evidente di spostare l’auto come richiesto. Un agente mascherato le si para davanti, prende la mira e spara al volto.
In un secondo video si vedono agenti dell’ICE impedire a un medico di prestare soccorso alla vittima.

Renee Nicole Good aveva 37 anni. Era poeta e scrittrice.
Viveva a pochi isolati da lì con il compagno e i tre figli. Quelle strade erano casa sua.
È stata uccisa a meno di un miglio dal luogo in cui, nel 2020, morì George Floyd.

Non è un eccesso isolato. È l’esito prevedibile di uno schema ormai consolidato: la trasformazione dell’ICE in uno strumento di controllo interno che tratta ogni corpo come sospetto e considera la violenza fisica un normale passaggio amministrativo.
Un’agenzia diventata la più imponente forza repressiva della storia americana, con un budget superiore a quello delle forze armate di paesi come Canada e Spagna, e una struttura e metodi operativi più vicini a una milizia paramilitare che a un’istituzione di uno Stato di diritto.
In un contesto in cui raid e deportazioni sono così continui da non fare più notizia, è necessario spiegare perché l’ICE sia un’anomalia pericolosa e incompatibile con la democrazia, un tassello centrale nella costruzione del regime MAGA e un precedente che gli autoritarismi di tutto il mondo saranno tentati di emulare. 👇

L’ICE si è trasformata in una forza paramilitare che risponde di fatto solo al presidente. La “Grande e bellissima legge” ha aggiunto al suo budget ordinario — circa 10 miliardi di dollari l’anno — un flusso straordinario di risorse, con una dotazione iniziale stimata in almeno 168 miliardi entro il 2029. Di questi, almeno 30 miliardi sono destinati al reclutamento di nuovi agenti, 45 miliardi alle operazioni di detenzione e deportazione, e 46 miliardi alla costruzione di nuove infrastrutture.
Una crescita così rapida e sproporzionata di un’agenzia di sicurezza ha molti precedenti nella storia — tutti, senza eccezione, cupi. Gli standard di reclutamento e addestramento precipitano, la supervisione si indebolisce e le violazioni si moltiplicano. Con l’ICE, però, le conseguenze saranno ancora più gravi, perché non si tratta di un’agenzia di sicurezza qualsiasi.
L’architettura istituzionale e le pratiche operative dell’ICE la rendono, di fatto, responsabile unicamente davanti all’esecutivo. È un’agenzia governativa e le sue azioni sono soggette al sistema giudiziario per l’immigrazione, che — a differenza della maggior parte delle corti — è incardinato nel Dipartimento di Giustizia, parte dell’esecutivo e oggi diretto da Pam Bondi, lealista del presidente. In pratica, sia gli agenti ICE sia i giudici per l’immigrazione rispondono direttamente alla Casa Bianca.
A differenza dell’FBI, l’ICE è guidata da un direttore “ad interim”, nominato direttamente da Trump senza approvazione del Senato. Gli incarichi provvisori consentono di eludere il controllo politico del potere legislativo.
La maggior parte dei fondi previsti dalla nuova legislazione è destinata a funzioni di repressione e detenzione, senza un rafforzamento equivalente del sistema giudiziario per l’immigrazione. Questa sproporzione rende ancora più difficile esercitare un controllo sull’operato dell’agenzia.
Anche i criteri di selezione e formazione degli agenti ICE sono sensibilmente meno rigorosi rispetto a quelli dell’FBI e di altre agenzie di sicurezza, che richiedono requisiti di accesso più elevati e codici di condotta più severi. A questo si aggiunge l’intenzione, già annunciata, di affidarsi in misura crescente a gestori privati di carceri per espandere la capacità detentiva, aggravando problemi noti di corruzione e opacità.
Infine, gli agenti ICE rifiutano sistematicamente di identificarsi: non solo durante le operazioni di arresto e deportazione, ma anche nei tribunali. In una società libera, la legge viene fatta rispettare alla luce del sole, sotto il controllo pubblico. Gli agenti ICE, invece, operano mascherati e senza alcun identificativo.

Il finanziamento straordinario e l’architettura istituzionale sono solo la premessa del deragliamento dell’ICE. Alcune email interne ottenute dal Guardian mostrano la realtà operativa dell’agenzia: i dirigenti ordinano agli agenti sul campo di “portare la creatività a livello 11” nelle operazioni di arresto. Una delle priorità è fermare anche i cosiddetti “collaterali”, cioè persone innocenti che si trovano semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il principio operativo è esplicito: “se c’è di mezzo un paio di manette, probabilmente vale la pena procedere”. È così che episodi come quello di Minneapolis sono diventati la normalità nelle città americane.
“Tutti i soggetti collaterali devono essere interrogati, e chiunque risulti idoneo alla rimozione va arrestato”, ha scritto Marcos Charles, direttore associato responsabile delle operazioni di arresto e rimpatrio dell’ICE. L’agenzia opera con un obiettivo di 3.000 arresti al giorno — circa un milione l’anno — con il rispetto delle garanzie costituzionali trattato più come un suggerimento amministrativo che come un vincolo legale.
Questo è il linguaggio proprio di un sistema di terrore di Stato, travestito da applicazione della legge. Quando agenti federali vengono esplicitamente incoraggiati ad arrestare persone innocenti; quando le tutele costituzionali diventano opzionali; quando perfino la cittadinanza americana non protegge più da sequestri compiuti da agenti senza identificativo, non siamo più nel campo delle politiche migratorie. Siamo di fronte alla costruzione sistematica di un apparato repressivo interno, finanziato a livelli paragonabili alla difesa militare di una potenza regionale.

Il solo bilancio annuale destinato ai centri di detenzione dell’ICE è destinato a diventare quasi il doppio di quello dell’intero sistema carcerario federale statunitense. Questa sproporzione è strettamente legata a un altro squilibrio strutturale: mentre alle forze di arresto e deportazione vengono assegnati finanziamenti straordinari, i giudici incaricati di valutare i singoli casi operano con risorse cronicamente insufficienti.
Anche nel caso in cui si riuscisse a garantire formalmente un’udienza a ciascun detenuto, centinaia di migliaia di persone potrebbero restare in custodia per mesi o anni con l’etichetta di “in attesa di giudizio”, senza alcuna certezza sull’esito del procedimento. Ottenere la scarcerazione è in genere lungo, costoso e incerto, fuori dalla portata della maggioranza degli immigrati — e spesso anche dei cittadini americani. Le deportazioni, almeno sulla carta, richiedono un processo: giudici, udienze, prove. Per Trump è molto più semplice — e politicamente più redditizio — promettere deportazioni di massa e, nella pratica, imprigionare le persone.
Se diventa possibile trattenere più individui nei centri di detenzione grazie ai nuovi finanziamenti, senza garantire un’udienza per ciascuno a causa del sovraccarico sistemico dei tribunali per l’immigrazione, l’ICE risulta meno esposta al rischio di deportare persone sbagliate e meno costretta a violare apertamente ordini giudiziari per ottenere ciò che vuole. Di fatto, si sta costruendo un sistema penitenziario parallelo, responsabile unicamente davanti al presidente.
Trump ha inaugurato personalmente il primo campo di questo sistema di detenzione. Lo ha chiamato Alligator Alcatraz, promettendo che chiunque tenti di fuggire verrà sbranato dagli alligatori che vivono a pochi metri dalle gabbie. La struttura consiste in tendoni montati sulla pista di un aeroporto dismesso, al centro di una palude infestata da alligatori e serpenti. Il DHS ha presentato il campo ricorrendo a immagini generate da GPT: coccodrilli con il cappellino dell’ICE.

Sta emergendo una combinazione precisa: una milizia e un sistema penitenziario parallelo che rispondono esclusivamente al potere esecutivo, e in pratica al presidente, e che applicano una dottrina in cui i diritti costituzionali sono facoltativi, il giusto processo è un intralcio e la dignità umana una variabile negoziabile.
Un altro aspetto cruciale di questa espansione riguarda le persone incaricate di far funzionare questa macchina. Come ha osservato Mike Brock, i quasi 20.000 nuovi agenti finanziati dal Congresso saranno selezionati secondo criteri ideologici, per garantire fedeltà non alla Costituzione o allo Stato di diritto, ma al presidente.
Non si tratta di un’ipotesi. È la naturale estensione di una strategia già ampiamente collaudata. L’amministrazione ha sistematicamente epurato i vertici istituzionali che non garantivano fedeltà incondizionata. Oggi ciò che accomuna una parte crescente dei funzionari federali non è la competenza né la lealtà alle istituzioni, ma la devozione personale al presidente e al progetto MAGA.
È quindi ragionevole aspettarsi che anche il nuovo reclutamento segua gli stessi criteri. Stiamo parlando di 20.000 nuovi agenti federali armati, autorizzati esplicitamente ad arrestare “collaterali” e valutati in base a obiettivi numerici anziché a vincoli legali. A questo si aggiunge un classico problema di autoselezione. Come ha osservato Garrett Graff, nella storia recente degli Stati Uniti non si era mai vista una politicizzazione così estrema di un’agenzia federale come quella che oggi investe l’ICE.
L’immaginario costruito intorno all’agenzia è deliberatamente estremo: l’illegalità ostentata, le messinscene paramilitari di Kristi Noem, le foto spettacolarizzate nei gulag salvadoregni di Bukele, il campo di detenzione Alligator Alcatraz, l’anonimato e le tattiche da polizia segreta mascherata. In questo contesto, l’ICE finirà inevitabilmente per attrarre esattamente il tipo di persone a cui non si dovrebbero affidare poteri di polizia.
I nuovi agenti saranno “credenti”, selezionati per il loro entusiasmo nel tradurre in pratica la visione di Trump: una polizia interna svincolata da scrupoli morali e vincoli giuridici, consapevole che le prospettive di carriera non dipendono dal rispetto della Costituzione, ma dalla capacità di applicare senza esitazioni l’ordine interno trumpiano, per quanto illegale o brutale possa diventare.
È anche così che si consolida un regime autoritario: non solo espandendo l’apparato repressivo, ma assicurandosi che chi lo esercita sia leale non alle istituzioni, ma a individui specifici.

Noah Smith ha definito il MAGA un movimento distruttivo, incapace di costruire e quindi destinato a esaurirsi. È una speranza comprensibile, ma illusoria. Il MAGA è la manifestazione visibile di un cambiamento culturale più profondo, silenzioso e già in atto, che ha superato i confini americani. Ed è proprio per questo che è più pericoloso.
La soglia di ciò che è considerato accettabile si è spostata in avanti. L’equilibrio tra poteri dello Stato, garanzie costituzionali e ruolo delle istituzioni è stato rinegoziato in funzione della costruzione di un’infrastruttura autoritaria pensata per sopravvivere a Trump stesso.
Il presidente, in questo senso, non è un’anomalia. È l’espressione politica di un’internazionale reazionaria e antidemocratica la cui ideologia attraversa ormai più livelli della società americana: le forze armate e le agenzie di sicurezza, ampi settori delle élite economiche e politiche, e una classe media impaurita e impoverita.
La creazione di una milizia federale paramilitare come l’ICE va letta in questa chiave. Non come una deviazione temporanea, ma come una delle forme concrete assunte da questa trasformazione.
È anche in questo contesto che vanno interpretate le accuse di “censura” e di “mancanza di democrazia” rivolte all’Europa: non come preoccupazioni credibili per lo stato delle libertà occidentali, ma come un rovesciamento polemico funzionale a due obiettivi. Da un lato, legittimare all’esterno lo smantellamento progressivo delle garanzie democratiche negli Stati Uniti. Dall’altro, saldare un fronte politico e narrativo comune tra regimi e movimenti illiberali, offrendo alla propaganda autoritaria — da Mosca in poi — un linguaggio e in nemico condivisi.


Da un thread pubblicato su X da Fabio Sabatini.
Inquadra molto bene l’essenza di questa milizia. I dollari investiti in questa cosa fanno capire la strada che hanno preso gli Stati Uniti con questo secondo mandato MAGA.
Peccato, ho perso 4 minuti della mia vita a leggere una parte di cio' che hai riportato. Propaganda e menzogne totale, ho smesso di leggere a quella che proprio e' perfino ridicola:

*Gli agenti tentano di aprire lo sportello con la forza. Lei inserisce la retromarcia, poi avanza lentamente, nel tentativo evidente di spostare l’auto come richiesto.*
/Falso, le era stato chiesto di scendere dall'auto letteralmente 5 secondi prima che mettesse la retromarcia. Non avanza lentamente e non va nemmeno indietro lentamente,

Chi ha scritto quel papello probabilmente non sa che ha letteralmente scritto cosa non vere (in serie). Ma la vera cosa che e' perfino ridicola e' che trump e' stato praticamente eletto per deportare milioni di illegali, con le buone o le cattive. A differenza che in europa, cosa per noi assurda, il mandato presidenziale ha un senso reale. Trump sta facendo quello per cui e' stato votato, tra l'altro quello che ha fatto altrettanto atrocemente Obama, solo che per Obama nessuno si e' strappato i capelli, per Trump diventa un dramma.

Gli europei sono veramente provinciali

Mi ricordate veramente questo personaggio qui'... quel comunista con la giacca gialla (che tra l'altro sentivo sta mattina che aveva partecipato a dei convegni sul socialismo proprio in venezuela, praticamente un sostenitore, per cui complice, di Maduro)
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"Usare questo o quello studio come bandiera per sostenere una tesi piuttosto che l'altra è sbagliato."
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Oscar: Quello che i miei studi non mi hanno ancora detto con certezza e’ se sono gli italiani a generare PD (senza articolo davanti come sinonimo di sostanza di scarto) o se e’ il PD a generare gli italiani.

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Minko1981
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5530 Messaggio da Minko1981 »

Mah, a me la deriva sembra chiara.
Il trotzkista della CGIL si commenta da solo. La testardaggine fanatica con la quale vuole avere ragione è tipica dei comunisti; portatori sani di verità assolute.
Un po' come altre che si vedono in giro di segno opposto. Entrambe pessime.
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giorgiograndi
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5531 Messaggio da giorgiograndi »

Gi usa sono sempre stati cosi'. Il rapporto con la polizia e' lo specchio di come ti comporti. Lo era 20 anni fa e lo e' ancora adesso. Non e' una novita' di trump, e' veramente ridicolo farne una esclusiva del trumpismo.
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cicciuzzo
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Re: [O.T.] Donald Trump

#5532 Messaggio da cicciuzzo »

Hai ragione Giorgio, ma questa vicenda come 100 altre dimostra che del modello statunitense ci sono ben poche cose da considerare virtuose. Un paese in cui l'aspettativa di vita (armi, assenza della sanità pubblica, modello economico e previdenziale e l'elenco può andare avanti) è quasi da terzo mondo per non parlare della qualità della vita.
Il sentimento più sincero rimane sempre l'erezione

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