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 Oggetto del messaggio: Orgasmo femminile e film Porno
MessaggioInviato: ven dic 24, 2004 12:57 am 
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"VENGO ANCH'IO!" "NO, TU NO!"

negazione dell'orgasmo femminile nel cinema porno
di Ludovico Bonora
.
Lui e Lei, nudi; i loro corpi, imperlati dal sudore e semicoperti da un lenzuolo, uno a fianco all'altro su un letto disfatto; la mano di lui afferra un pacchetto di sigarette, ne sfila due, una per ognuno dei presenti; poi la fiamma dell'accendino accarezza per un istante le estremità da accendere; nuvoletta di fumo e battuta di lui: "Ti è piaciuto?"... Esiste un cliché dal quale il cinema a luci rosse (hard, se preferite) è, ed è stato, prevalentemente e fortunatamente immune: la verifica, da parte di un qualsiasi lui, del livello di soddisfazione sessuale raggiunto dalla propria partner. Prevale, semmai, l'atteggiamento opposto. A ben guardare (di guardare si tratta, del resto, puro e semplice vojeurismo) questa caratteristica riscontrata nella maggioranza dei film pornografici (non c'è assolutamente la pretesa di generalizzare, in un campo vasto e inesplorato come quello in cui ci stiamo addentrando) rappresenta una anomalia piuttosto curiosa. è abbastanza comune assistere al più completo disinteresse da parte dell'attore-attante maschile nei confronti del coinvolgimento fisico-mentale (mai scindere le due aree quando si tratta di piacere femminile!) della, o delle, colleghe. L'orgasmo femminile, dunque, non solo non viene (se non raramente) mostrato, ma neppure costituisce oggetto di interesse, di ricerca, di attenzione, di condivisione. Esso è, a tutti gli effetti, NEGATO. Le motivazioni che hanno portato a questa diffusa negazione sono molteplici, e non possono che essere indagate tramite supposizioni, tentativi, collegamenti logici e sforzi immaginativi ovviamente soggettivi e opinabili. 1. "Siamo sicuri che esiste, vero?!?": la prima suggestione (suggerimento?) viene da uno straordinario monologo di Giorgio Gaber intitolato "Dopo l'amore", in cui ci si trova in una situazione del tutto simile a quella evocata nell'incipit: un uomo ed una donna hanno appena fatto l'amore, e il nostro eroe (il "lui") è ossessionato dal desiderio di capire quale livello di reciprocità sia riuscito (già , perché la responsabilità è sempre maschile...) a creare; se, insomma, la quantità di piacere sia stata divisa in parti uguali dai due partecipanti, oppure se, inavvertitamente, uno dei due ne abbia preso la fetta più grande. La domanda del sondaggio riportata da Gaber è: "Sei stata bene?"; una risposta affermativa (non parliamo, poi, del caso di un "no" o del peggiore "non sa; non risponde") non può bastare a fugare tutte le insicurezze di un uomo mediamente preoccupato dalle annose questioni di dimensione-durata-perizia nell'uso; dunque, il "nostro affezionatissimo" si immerge in una serie di elucubrazioni mentali che lo portano a maledire l'ingiusta differenza tra uomo e donna: l'orgasmo dell'uomo si manifesta in una maniera indiscutibilmente reale, visibile, constatabile, irreversibile ("C'è la prova!" dice Gaber); l'orgasmo femminile, invece, è quanto di più sfuggente, impalpabile, irreale si possa immaginare; verrebbe quasi da dire IRRAPPRESENTABILE. Una delle chiavi per spiegare la mancata rappresentazione dell'orgasmo femminile, allora, potrebbe essere proprio la sua irrappresentabilità . Il cinema nasce come dispositivo in grado di catturare la realtà , nelle sue prime manifestazioni (i primissimi film dei Lumiére non sono altro che una macchina da presa ad obiettivo aperto in attesa che succeda qualcosa) e, ancor più originariamente, negli esperimenti del pre-cinema (le indagini sui cavalli al galoppo di Muybridge, la scomposizione in fotogrammi di movimenti complessi effettuata da Marey); come può un mezzo nato con una specificità , una vocazione verrebbe da dire, così precisa, immagazzinare e restituire una esperienza così interiore, segreta, misteriosa? L'orgasmo maschile è tutto, assolutamente, rappresentabile; c'è qualcosa che succede, e basta avere piazzato la macchina da presa nella posizione giusta per poter dare conto della realtà nel suo compiersi; e quello che avviene è, anche in termini documentaristici, interessante, entusiasmante, coinvolgente e sconvolgente. Quello femminile, al contrario, si manifesta con variazioni minimamente visibili che, tra l'altro, possono essere facilmente dissimulate; forse c'è, è lì in tutto il suo splendore, nel pieno del suo accadere, ma noi spettatori non lo vediamo, non riusciamo a cogliere lo sconvolgimento interiore che, così dicono, ha luogo (da non dimenticare, poi, la reversibilità di quest'ultimo contro l'irreversibilità , seppure temporanea, del primo); per quanto rassicurato ed edotto periodicamente dalle proprie partner e dall'informazione di carattere scientifico, il maschio non può escludere del tutto l'eventualità (affascinante-spaventosa-rassicurante) di essere vittima di una mastodontica mistificazione: "E se l'orgasmo femminile non esistesse? E se fosse tutta un'invenzione? E se fosse tutta una finzione?". Il cinema, che ha indagato i territori del reale (il realismo...), del possibile-probabile (il film storico...), dell'improbabile (la fantascienza...) e dell'impossibile (il fanta-horror...), forse, alle prese con questo mistero (glorioso e gaudioso), getta la spugna ed ammette la propria incapacità di rappresentazione. Dopotutto, ormai, il cinema è finzione; già ..., la finzione... 2. Fingere la finzione: seconda suggestione, impulso scatenante di una catena di pensieri che possono, con uguali probabilità , allontanarci o avvicinarci all'obiettivo, è una battuta pronunciata da Leslie Nielsen nel film Una pallottola spuntata (1, o 2 e ½, o 33 e 1/3, o...); alla splendida Priscilla Presley che gli comunica di voler troncare la loro relazione, il protagonista maschile dichiara: "Ah sì?! Beh, allora sappi che i miei orgasmi erano tutti finti!!". Si è già detto di come l'orgasmo maschile sia rappresentabile in quanto reale e tangibile, e addirittura difficilmente simulabile, tanto che nel cinema hard gli attori (come ha dichiarato Rocco Siffredi), prima di girare scene di sesso, cercano di avere un'alimentazione che favorisca la produzione di sperma e ne garantisca la densità ; solo molto raramente, poi, si ricorre all'uso di surrogati o di marchingegni che possano simulare l'eiaculazione, non essendo, questi, in grado di garantire un livello di verosimiglianza soddisfacente. Tutti problemi che, ovviamente, la rappresentazione dell'orgasmo femminile non presenta, essendo esso il fingibile, e recitabile, per antonomasia. La battuta sopra citata ci ricorda, anche se non ce ne sarebbe bisogno, di come la simulazione dell'orgasmo sia pratica diffusa (difficile verificare quanto) nella vita di molte coppie. La donna che non voglia mortificare il partner con pretese troppo impegnative, o che voglia affrettare la conclusione di un rapporto sessuale che non l'ha coinvolta più di tanto può fingere il raggiungimento del piacere spronando l'uomo a concludere la sua prestazione. Ma se subito sopra si è dichiarato che il cinema è un meccanismo con la vocazione per la realtà che si è dato alla finzione, allora perché non può rendere conto di questa simulazione? Cosa c'è di più cinematografico di una donna che finge, che recita, un orgasmo? Eppure il cinema a luci rosse non mostra, se non rarissimamente, questa finzione. A questo riguardo si possono fare due ordini di considerazioni. Innanzitutto va colto il cortocircuito che si verrebbe a creare nel mostrare la finzione dell'orgasmo all'interno della finzione del cinema; nella realtà del rapporto domestico, il primo livello di simulazione viene percepito come reale perché non c'è motivo per doverne dubitare (a meno che non venga simulato particolarmente male), mentre nella fruizione di un film hard bisogna fare i conti con una diffidenza di fondo causata dalla sovrabbondanza di immagini a cui lo spettatore è sottoposto; si aggiunga a questo anche l'incompatibilità del doppiaggio (i film porno sono di produzione, prevalentemente, straniera) con la visceralità dell'emissione vocale che il "momento" richiederebbe. La credibilità del cinema a luci rosse è danneggiata dalla somma delle due finzioni e dall'importanza che alcuni elementi, dati per acquisiti nel cinema istituzionale, assumono qui: in un film comune, un dialogo doppiato ci consente di capire cosa sta accadendo e ci aiuta ad entrare in contatto con la vicenda narrata; mentre in un film hard, vedere un'attrice che sta avendo un rapporto sessuale e sentirne un'altra che le presta la voce ci allontana irrimediabilmente dallo schermo. Inoltre, durante l'atto sessuale, le pornostar (anche quelle italiane) solitamente esprimono il proprio godimento in maniera sguaiata ed esagerata, e quando arrivano (o fanno finta di arrivare) all'orgasmo lo esternano esclusivamente attraverso la voce, quasi mai con il corpo. Che ci freghi la nostra partner passi, ma essere presi in giro da una che non conosciamo... La seconda considerazione che mi pare importante approfondire è l'innegabile, e a più riprese sottolineata, differenza tra uomo e donna. L'uomo, non solo raggiunge l'orgasmo in maniera evidente, ma ha bisogno di un coinvolgimento mentale notevolmente inferiore a quello della donna; la letteratura scientifica avalla la tesi che il piacere femminile parta da una disposizione interiore favorevole, ancor prima che da una stimolazione appropriata; e c'è chi sostiene addirittura che l'esperienza fisica non sia necessaria al raggiungimento dell'orgasmo femminile. Anche in una condizione particolarmente promiscua ed imbarazzante come è quella di un set cinematografico, dunque, un uomo può, con un minimo di concentrazione e un bel po' di contatto, arrivare all'apice del piacere; per una donna, evidentemente, certe condizioni possono risultare proibitive: provate ad immaginare di avere un rapporto sessuale in presenza di due fonici, un direttore della fotografia, cinque o sei tecnici, sette o otto imbucati ed un regista che vi dice "Azione!", "Spostati!", "Cambia posizione!", "Stop!", "La rifacciamo!".... 3. "Facciamo che noi siamo i cow-boy e voi gli indiani...": forse può aiutarci, per capire i motivi e l'origine di quella che ho chiamato "negazione", per cercare di rispondere ad una domanda fondamentale: "Chi è il comune spettatore del cinema a luci rosse?"; in altre parole, a che tipo di acquirenti si rivolge il mercato dell'hard? Non credo ci siano dubbi nell'affermare che i film pornografici sono rivolti prevalentemente ad un pubblico maschile; in alcuni casi la fruizione può avvenire in coppia, ma solo molto raramente il pubblico femminile ricorre al materiale pornografico (o, quantomeno, in proporzioni sensibilmente inferiori).Questa constatazione potrebbe, di primo acchito, risultare assurda se si pensa a quanto osservato fino ad ora: ma come!?! Se sono gli uomini quelli che guardano i film a luci rosse, perché ci si concentra quasi esclusivamente sul piacere maschile? Non sarebbe molto più logico mostrare il godimento della donna per favorire un meccanismo di immedesimazione da parte dello spettatore? Certo, queste domande hanno un senso; ma la risposta a queste perplessità risiede nella peculiarità della fruizione del materiale pornografico. Ormai non si parla quasi più di film porno senza usare, contemporaneamente, anche il termine "videocassetta"; questo perché le sale a luci rosse sono quasi completamente estinte (forse è rimasta solo quella della "Multisala Il Cinemante") e si è passati ad un consumo domestico: il quale, oltre a risparmiare ai fruitori del genere imbarazzanti code al botteghino e scomodi travestimenti, consente di assistere al film in maniera totale. Già , perché è proprio di una fruizione cinematografica totale che si tratta. Il film pornografico è l'unico prodotto cinematografico che viene pensato e girato in funzione di una fruizione basata sull'imitazione e sulla ripetizione dell'atto. Si sa che il pubblico dei primissimi film aveva reazioni spropositate di fronte alle immagini in movimento così capaci di imitare il mondo (in proposito fa sempre effetto la leggenda degli spettatori di Arrivo del treno alla "Gare de la Ciotà t" dei Lumiére, che scappano vedendo il treno correr loro addosso dallo schermo); e ancora oggi i bambini, gli spettatori più indifesi, ingenui ed autentici, tentano, assistendo ad un Western, di salvare il cow-boy, sparando agli indiani appostati con la mano diventata pistola. Il meccanismo dell'imitazione-immedesimazione scatta, con il film a luci rosse, nella maniera più istintiva e disinibita; quel piccolo freno che ci impedisce di sconfiggere Dart Veder armati di una torcia elettrica mentre assistiamo a Guerre stellari, e che ci trattiene dal lanciarci in un goffissimo tip-tap mentre veniamo inondati dalle note e dalle immagini di Singin' in the rain, qui scompare. Lo spettatore del film hard non solo si immedesima nel suo eroe di celluloide (o di nastro magnetico) ma diventa attore di una realtà virtuale che è sì sullo schermo, ma che egli è anche in grado di ricreare e ricrearsi intorno. Il referente filmico mostra la via da seguire, dà le indicazioni (posizione, durata, reciprocità , livello del piacere); ovviamente la coppia riesce ancor meglio a ricreare la situazione rappresentata dai due (ammesso che siano solo due) attori; ma la dovizia di particolari, la precisione che viene dedicata alla rappresentazione del piacere maschile non ha un corrispettivo al femminile. L'espressione, vocale o fisica, del godimento della donna somiglia più ad un incitamento del partner piuttosto che al libero sfogo di una sensazione; la porno-star fa letteralmente il tifo per il suo collega e, tramite quest'ultimo, esorta il fruitore a compiere l'opera di sutura con l'immagine. è così che si arriva alla "simbiosi fisica" con il personaggio: "Io" spettatore vorrei essere in "Te" attore, e per farlo devo immaginarmi di fare, o che mi sia fatto, quello che tu fai o che ti viene fatto. Fino alla fine. Fino ad un orgasmo simultaneo che è, insieme, rivolta simbolica nei confronti della chimerica simultaneità di coppia ed estremo atto di complicità -sostituzione tra spettatore ed attore (entrambi personaggi protagonisti). Un orgasmo simultaneo (che deve molto, ovviamente, alle possibilità offerte dai tasti "rewind" e "fast-forward" del videoregistratore) di natura quasi omosessuale, molto simile alle adolescenziali esperienze di autoerotismo di gruppo (contraddizione in termini); in cui si sperimenta quello che poi così difficilmente si ricercherà nel rapporto di coppia, complice una buona dose di solidarietà maschile: "Veniamo insieme, almeno tra noi!". Lui ha appena fatto l'amore con Lei e se ne frega del se, quando, come e quanto le sia piaciuto, pienamente soddisfatto del proprio piacere. Lei non ne sembra affatto offesa. Solo nella finzione possono succedere queste cose.... ....questo deve essere cinema


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alla decima riga mi è venuto un certo strabismo...

per favore editate ! :-D

cmq le prime riche non erano poi così male.

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beh... a me non pare che dica proprio minchiate

anzi....


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UFFFFFFF MA UN RIASSUNTO?? NON HO VOGLIA DI LEGGERE TUTTO QUINDI MI ASSOCIO A FACIALMASTER.......CHE PALLE!

:bleh:


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